Roma, 3 ott – Nel suo ultimo video Vittorio Sgarbi le suona all’Anpi e in particolare al responsabile di Savona dell’associazione, tale Samuele Rago che su Giuseppina Ghersi, tredicenne violentata e uccisa dai partigiani, si è espresso così: “Al di là dell’età, era una fascista. Eravamo alla fine di una guerra, è ovvio che ci fossero condizioni che oggi possono sembrare incomprensibili. Era una ragazzina, ma rappresenta quella parte là”. Neppure un briciolo di dignità, soltanto parole agghiaccianti pronunciate dal referente di un’associazione si è opposta all’idea di intitolare una targa ad una ragazzina che subì la peggiore delle barbarie. Addirittura il signor Rago è arrivato a giustificare quel crimine, perché secondo il rappresentante dell’Anpi evidentemente vale sempre il motto “uccidere un fascista non è reato”, di più, va pure contestualizzato uno stupro subito da una tredicenne.

Inappuntabile quindi la replica di Sgarbi che ha il merito di non usare mezzi termini nei confronti di soggetti così ripugnanti: “Partigiani assassini, chiaro caro Samuele Rago del cazzo? Complice dei violentatori, tu complice!”. Sgarbi cita poi un’altra vergognosa dichiarazione rilasciata dal responsabile dell’Anpi di Savona: “La pietà per una giovane vita violata e stroncata non allontana la sua responsabilità per la scelta di schierarsi ed operare con accanimento a fianco degli aguzzini fascisti e nazisti”.

Da brividi, eccolo qua l’antifascismo in tutta la sua oscenità. A tal punto che Sgarbi giustamente definisce Rago una “zucca vuota che non merita neppure di essere chiamato capra”. In effetti no, non meriterebbe proprio alcuna considerazione e, come sostenuto da Sgarbi, al massimo può ricevere il disonore di essere considerato un complice degli aguzzini che stuprarono e massacrarono una ragazzina di appena tredici anni.

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