Terni, 12 mar – Quanto vale la vita di un italiano sgozzato come un animale da un clandestino sulla cui testa pendeva un decreto di espulsione? La risposta: 21.600 euro. Questo è, infatti, il risarcimento che spetta ai genitori di David Raggi, ucciso tra il 12 e il 13 marzo 2015 con una bottigliata alla gola da un marocchino ubriaco, senza motivo apparente.

Sotto accusa lo Stato

David aveva appena 27 anni : l’assassino, Amine Assoul, un pregiudicato di 30 anni,  aveva accumulato condanne sino a sette anni di reclusione ed era formalmente “espulso” dal nostro Paese. La famiglia di David aveva, dunque, chiesto un risarcimento allo Stato responsabile  di non aver messo in moto l’espulsione del marocchino che si era poi  macchiato del terribile gesto. Inizialmente, l’indennizzo alla famiglia del giovane umbro era stato negato perché David risultava essere troppo abbiente (guadagnava circa 13mila euro all’anno, il redditto massimo per essere risarciti è di 11mila).  La famiglia non si è arresa: questa volta sul banco degli imputati è finito il ministero dell’Interno, quello della Giustizia e la Presidenza del Consiglio.

La sentenza “beffa”

E ieri è arrivata la sentenza: il Tribunale civile ha riconosciuto ai tre membri della famiglia Raggi (padre, madre e un fratello) appena 21mila euro di indennizzo, da dividersi, appunto, in tre parti uguali. Circa 7.200 euro a testa. Questa decisione ha il sapore amaro di una presa in giro: “Sono sorpreso dall’entità della somma di fronte ad una tragedia tale” dichiara Massimo Proietti, legale della famiglia. “Basti pensare alla reazione di Valter, il papà, che ha ricordato piangendo come un suo amico abbia avuto 11mila euro dopo che gli era stato ucciso un cane da caccia“.

I giudici: “L’assassino non poteva essere espulso”

Nelle motivazioni della sentenza è possibile evincere come, secondo i giudici, lo Stato non avrebbe alcuna colpa negli eventi che hanno portato alla morte di David. Tuttavia, se Assaoul fosse stato effettivamente espulso, due genitori non starebbero piangendo un figlio. Sempre secondo il Tribunale, lo Stato non sarebbe “colpevole” di quanto accaduto perché Assaoul non poteva essere espulso in quanto “convivente con la madre che, nel frattempo aveva acquisito la cittadinanza italiana”. “Manca anche una responsabilità per la mancata carcerazione, con la sentenza che ci invita a individuare l’eventuale giudice competente a sindacare l’operato della Presidenza del Consiglio” continua l’avvocato della famiglia Raggi. La madre di David, che non si arrende, continua a chiedersi legittimamente su Assoul: “Perché stava a Terni, qualcuno me lo sa spiegare? Perché stava in Italia e perché stava in Umbria, qualcuno me lo dovrebbe spiegare”.

Ilaria Paoletti

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