Milano, 17 giu – Un disoccupato di cinquanta anni è stato arrestato lunedì dai carabinieri del comando provinciale di Lodi. Sul suo capo pendono le accuse di violenza sessuale su minori, sostituzione di persona, corruzione di minorenni, detenzione e produzione di materiale pedopornografico. L’inchiesta condotta dalla Pm Alessia Menegazzo e dall’aggiunto Letizia Manella avrebbe scoperchiato tre anni di violenze sessuali (dal 2015 al 2018) nei confronti di tre bambine tra i dieci e i tredici anni.

L’orrore nato su WhatsApp

Il metodo di “caccia” del pedofilo era l’adescamento su WhatsApp: la sua prima vittima è stata una bambina, vicina di casa, che ha adescato usando un finto profilo e spacciandosi per una ragazzina di nome Giulia. Attraverso la piccola vittima, che ha irretito nel periodo a cavallo tra le elementari e le medie, il pedofilo è riuscito ad irretire altre due bambine. Parto della sua malata fantasia, il personaggio della bambina Giulia è stato definito dai magistrati  “personaggio malvagio, da film”. Attraverso questo personaggio, il pedofilo minacciava le  bambine di far male ai loro genitori e alla loro famiglia, convincendole in questo modo ad avere rapporti sessuali con il pedofilo vicino di casa. Il pedofilo prima, infatti, minacciava le bambine attraverso WhatsApp fingendosi loro coetanea, poi le costringeva a raggiungerlo presso la sua abitazione. Qui, le sevizie: violentava le bambine oppure le costringeva a fare sesso tra di loro, filmandole con strumenti nascosti nell’abitazione. Sempre al personaggio fittizio di Giulia, le bambine erano costrette ad inviare video al pedofilo con esplicite prestazioni sessuali.

“Incontri quasi quotidiani”

Secondo la Pm Menegazzo, questo meccanismo perverso messo in atto dal pedofilo “è andato avanti per tre anni e gli incontri sono stati quasi quotidiani”.Di fronte al rischio di essere smascherato, il pedofilo ha finto il suicidio di Giulia, per poi aprire immediatamente un secondo profilo di una fittizia sorella dell’altrettanto fittizia bambina morta. A inizio 2019 una delle bambine, dopo che il pedofilo aveva pubblica su Instagram una foto con lei presente che appariva molto ambigua, ha preso la decisione di rompere il silenzio e di rivolgersi a un’insegnante. Questa, allarmata, ha deciso a sua volta di comunicare quanto scoperto ai genitori che si sono visti costretti a rivolgersi alle forze dell’ordine. In poco tempo, i carabinieri sono riusciti a risalire al pedofilo emettendo una ordinanza di custodia cautelare in carcere. A casa dell’uomo, confermando la terribile storia, è stato trovato materiale pedopornogafico con protagoniste le tre bambine plagiate dal mostro.

Ilaria Paoletti

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2 Commenti

  1. Cioè, per tre anni ci hanno scopato insieme con passione, da quel che leggo, e lei lo ha smascherato solo perchè lui ha messo su instagram una foto che non le piaceva. Bo, le minaccie ai familiari mi sembra una finta scusa a se stessa per non ammettere che gli piaceva scoparselo. Insomma, tre anni non sono pochi. Se non ti piace non ti piace. E invece stranamente ha aspettato tre anni e nessuno in tre anni ha notato nelle ragazze comportamenti da traumi. L’ho sempre detto che bisogna abbasare il tetto per l’età sessuale. 14 anni nel 2019 sono troppi. Da quel che vedo in giro. Diciamo 12.

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