Roma, 2 lug – Il bubbone “Bibbiano” non è un caso isolato: occorre rendersi conto che tra i 30 e i 35mila minori vivono in comunità e case accoglienza dopo essere stati sottratti alle loro famiglie. La storia dei piccoli reggiani plagiati è solo una delle numerose vicende dove il lupo si traveste da agnello. Nella maledetta trappola sono caduti tanti genitori che sono stati strumentalizzati da certi servizi sociali deviati, dove chi gestisce i servizi della cura della relazione in ambito sanitario ha la possibilità di distruggere interi nuclei senza che vengano effettuati i necessari controlli. L’inchiesta “Angeli e Demoni” è la punta di un iceberg esteso da nord a sud, da Milano a Torino passando da Bologna, Roma Napoli: una piaga viva e purulenta alimentata da psicologi, assistenti sociali, giudici, avvocati, esperti, politici e amministratori, medici e liberi professionisti, tutti attivissimi non solo ad alienare bambini e genitori ma anche a fare il lavaggio del cervello agli addetti ai lavori operativi in enti, onlus, ospedali, scuole fino alle parrocchie attraverso convegni, master universitari, corsi di formazione.

Un sistema tentacolare

Un illecito mostruoso e redditizio sistema di “gestione minori”, finanziato profumatamente con fondi regionali, comunali, statali. Un fiume di denaro nelle mani di persone senza scrupoli, non è una frase fatta. Non solo Emilia quindi: i tentacoli della onlus Hansel & Gretel sono estesi in più regioni. Due professionisti indagati fra i 16 della lista nell’ambito dell’operazione “Angeli e Demoni” sono di Moncalieri. Ed è dal comune a pochi chilometri da Torino che si snoda la drammatica storia di Maurizio Marchisio, a cui gli assistenti sociali hanno tolto i quattro figli, due dei quali affidati a nuove famiglie. Del figlio Emanuele si sa che era stato ricoverato (senza autorizzazione del padre) presso la comunità “Mulino Piccolo”, facente parte di “Terra Mia onlus” di Moncalieri.

Una famiglia distrutta

Ma chi è Maurizio Marchisio?  Un padre, uno dei tanti, finito nella rete degli affidi forzati. Dopo essere stato accusato falsamente di violenza domestica dalla ex compagna è finito in carcere (dove ha anche subito pestaggi da parte di compagni di cella), ha perso il lavoro, ha perso l’anziano padre morto di crepacuore. Marchisio è stato derubato attraverso losche manovre della sua eredità impugnata dagli avvocati i quali, come il gatto e la volpe, hanno circuito l’anziana sua madre per appropriarsi di beni e risparmi a saldo delle prestazioni sostenute, non certo per difenderlo ma per omettere fatti e verità.

Il 27 marzo 2014 Marchisio invia un documento di 40 pagine al Csm, al ministro della Giustizia Andrea Orlando, al Presidente della Repubblica, all’ordine degli avvocati di Torino, al Procuratore capo della Repubblica Italiana della Procura di Torino nella persona del dottor Gian Carlo Caselli. Una memoria difensiva che descrive la tribolatissima vicenda iniziata nel 2008 e per la quale chiedeva una procedura d’urgenza ex art.700 c.p.c. e una indagine approfondita, verifica, di tutti i fatti elencati. Il documento contiene i fatti oggettivi vissuti sulla sua pelle e quella dei suoi figli, evidenziano la sussistenza di estremi di reati penali procedibili anche d’ufficio, commessi da parte di psicologi, enti pubblici, onlus, associazioni. Nel documento Marchisio elenca 23 presunti reati commessi da assistenti sociali, esperti e psicologi e figure professionali gravitanti nella Asl nella Neuropsichiatria infantile Cuneo 1 e i 6 avvocati che negli anni si sono avvicendati.

Tutto ha inizio il 20 marzo 2008 in seguito ad un litigio fra Marchisio e l’ex compagna Cinzia, madre dei suoi quattro figli. Una donna fragile, debole, facilmente influenzabile che si presenta presso il servizio sociale del comune di Moretta (Cuneo) per sporgere querela nei confronti del compagno Maurizio. Dagli operatori presenti ottiene una collocazione temporanea che durerà invece 54 mesi e che costerà alla collettività la faraonica cifra di 150mila euro. Da quell’alloggio la donna se ne sarebbe andata anche prima se non fosse stata scoraggiata e impaurita dagli operatori che la ricattavano psicologicamente minacciandola di togliere anche a lei i figli. La richiesta inoltrata da Marchisio non verrà mai valutata: come troppo spesso accade il faldone giace probabilmente chiuso in un cassetto o in un armadio come le letterine dei bambini rapiti indirizzate ai loro genitori e mai recapitate dalle operatrici orchesse della Val d’Enza.

Gli anni passano per questo padre privato violentemente dei suoi quattro figli di cui due non si sa dove siano finiti. Nel 2018 il figlio Emanuele viene ricoverato tramite Tso in reparto psichiatrico. Il ragazzino non abita con il padre da quando aveva 7 anni: da allora ha dovuto subire diversi trattamenti a base di psicofarmaci che lo hanno portato a pesare 140 chili a soffrire di colecisti. Inoltre in comunità ha subito violenza fisica da parte degli operatori (pugni, schiaffi, tagli sulle mani perché voleva vedere suo padre) e sessuale. Il costo che la collettività paga per il ricovero di Emanuele ammonta a 6000 euro ogni mese. Marchisio torna a raccontare la sua storia in un video pubblicato sulla pagina social nel marzo 2018, questa volta rivolgendosi al M5S per chiedere di fare chiarezza sulla sua drammatica vicenda e su tutti gli abusi e relativi a sperperi di denaro pubblico, in nome di quella “trasparenza” che i grillini hanno sempre urlato. Nessuno ha mai risposto a Marchisio.

I garanti dell’infanzia

All’indomani dei fatti di Reggio Emilia invece prontissima è stata la risposta di Luigi di Maio. il quale ha chiesto al ministro Fontana di indagare. Un’uscita che fa ridere se non piangere quando al leader pentastellato bastava chiamare l’amico e compagno di partito Vincenzo Spadafora che conosce bene l’ambiente, essendo stato Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza dal 2011 al 2016, nonché Presidente Unicef Italia fino al 2011. Vincenzo Spadafora infatti sa tutto, avendo ricevuto negli anni centinaia di segnalazioni, sollecitazioni, memorie, strazianti spezzoni di intercettazioni telefoniche, audio e video (le stesse che il Marchisio aveva allegato all’imponente ricorso presentato nel 2014) ma non ha mai dato peso ai tanti allarmi che in questi anni sono stati lanciati da più parti. Chissà che adesso, dopo i fatti emiliani darà segni di vita.

Il silenzio assordante induce a credere che a Spadafora, che passerà alla storia per aver pronunciato la famosa frase “il sistema, tutto sommato, regge”, i controlli non interessino. Magari a lui potrebbe anche andare bene l’assenza di un database ufficiale dei minori collocati fuori famiglia, in grado di registrare e monitorare i tempi di permanenza degli ospiti, catalogare le strutture di accoglienza laiche e religiose esistenti, i fondi erogati a tali strutture. Oggi la politica chiede trasparenza e commissioni d’inchiesta, ma quando le stesse richieste sono state fatte, Spadafora, si è girato dall’altra parte. Forse perché lui Garante non è più? A proposito: qualcuno ha sentito balbettare Filomena Albano, attuale Garante dell’Infanzia e dell’Adolescenza?

Antonietta Gianola

3 Commenti

  1. Non è un sistema isolato. Queste le hanno beccate perchè rapivano bambini tutti nella stessa zona. Ma il vero problema è diffuso: ci sono due tipi di associazioni che aiutano donne separate a costruire false accuse contro papà separati. Il primo sono i centri anti-violenza legati alla sinistra femminista, motivati da odio contro gli uomini. Il secondo sono gli abusologi, quelli che si occupano solo di costruire le false accuse di pedofilia. Mancano molti nomi fra gli arrestati, basta andare a vedere quali avvocati lavorano con certi personaggi ora arrestati

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