Roma, 8 apr – Si è molto parlato recentemente di SOS Mediterranee che, il 31 marzo scorso, si è proclamata vittima della Guardia Costiera Libica nel terzo “salvataggio” di migranti che la vedeva coinvolta. Nessuna prepotenza libica ovviamente, ma solo le direttive del Centro di Coordinamento del Soccorso di Roma che ha deciso di escludere dalle operazioni SOS Mediterranee, delegandola solo all’imbarco delle 39 persone vulnerabili.

A differenza delle ONG, la Guardia Costiera Libica, addestrata e formata dalla Guardia Costiera Italiana e da  EUNAVFOR MED Operation Sophia, ha il compito di riportare nel Paese nordafricano i migranti salvati, come da accordi della scorsa estate tra il Premier Gentiloni e Al Serraj. Accordi ritenuti inopportuni dai moderni Caronte che quotidianamente si appellano ad ogni tipo di convenzione scritta nei ultimi due secoli.


L’organizzazione non governativa italo-franco-tedesca SOS Mediterranee, fondata ad hoc per la missione “ricerca e salvataggio” nel Mediterraneo, è avvolta dal mistero: il sito tradotto in 5 lingue, curiosamente anche in arabo, è stato creato a puro scopo promozionale e di crowfunding, con scarse informazioni su finanziamenti, direttivo e bilanci.

Francis Vallat, presidente e fondatore di SOS Mediterranee France, è una figura ben nota nel mondo della marina commerciale europea. Ricopre contemporaneamente diverse posizioni dirigenziali: è presidente dell’European Network of Maritime Clusters, importante lobby europea del settore marittimo riconosciuta dalla Commissione Europea, e del Cluster Maritime Français, lobby creata nel 2006 per promuovere la marina transalpina che annovera tra i suoi membri anche la Marina Militare francese. Quindi Monsieur Vallat è a capo di due delle lobby più potenti in Europa, che possono chiaramente esercitare forti pressioni sui governi nazionali e sull’Unione Europea in campo navale.

Ma questo non è tutto: Francis Vallat è stato presidente anche della Shipowners Insurance Guarantee Company (SIGCO)[1], leader mondiale del settore dei prodotti assicurativi e finanziari marittimi definiti “di nicchia”, con sede alle Bermuda, noto paradiso fiscale. Con buona pace delle imposte non versate all’erario francese per sostenere il welfare.

Monsieur Vallat deve essersi singolarmente dimesso dalla carica di presidente della SIGCO dopo il servizio “Un mare di ipocrisia” di Report trasmesso da RAI3 lo scorso novembre.

Quindi il fondatore di SOS Mediterranee France è un potente lobbista navale che sicuramente sarà stato danneggiato economicamente dal caos che si è creato nel 2011 in Libia dopo l’uccisione di Gheddafi, tanto sostenuta dal presidente francese Nicolas Sarkozy; ricordiamo che quando ebbe inizio la rotta libica dei migranti verso l’Italia e fino alla discesa in campo delle ONG, i principali soccorritori “privati” furono proprio i mercantili di passaggio in quella zona. Le operazioni di messa in sicurezza dei naufraghi poteva richiedere molto tempo e, come si dice, il tempo è denaro quando le consegne non vengono rispettate.

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La lista dei finanziatori di SOS Mediterranee France è secretata dall’organizzazione per non meglio precisate questioni di privacy. Francis Vallat afferma che hanno raccolto 4 milioni di euro. Ricordiamo che un solo giorno nel Mediterraneo costa alla ONG 11.000 euro.

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SOS Mediterranee Italia pubblica un conciso bilancio del 2016[2] con un totale a pareggio di soli 86.843 euro. Segno che i fondi vengono gestiti interamente dalla sede francese e che la sede italiana è stata forse creata solo per poter accedere al 5×1000.

Uno degli iniziali soci fondatori italiani è Cospe Onlus, associazione che si occupa di migranti ed integrazione, finanziata dalla Unione Europea, dai Ministeri degli Interni e degli Esteri italiani, da altre istituzioni pubbliche e dall’ONU[3]. Tra i sostenitori troviamo anche la Open Society Foundations di George Soros.

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Quindi nel 2014 Cospe Onlus ha beneficiato di un finanziamento della fondazione di Soros per spingere i cittadini ad una maggior partecipazione alle elezioni del Parlamento Europeo. Ricordiamo che successivamente lo speculatore ha fatto elaborare un elenco in cui venivano schedati gli “alleati affidabili”.

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Tra i partner di Cospe Onlus[4] sono presenti le sorosiane Associazione Carta di Roma e la Coalizione Italiana Libertà e Diritti civili (CILD), SOS Mediterranee ovviamente, e la Carta di Lampedusa[5], libero movimento di individui che si adopera “per la resistenza contro le leggi che limitano l’immigrazione” e per “l’abolizione di tutte le operazioni legate alla militarizzazione dei territori e alla gestione dei dispositivi di controllo dei confini”.

Cospe Onlus, nel 2016, è stata tra i soci fondatori di SOS Mediterranee. Quindi, gli ingenti fondi finanziati dalle istituzioni italiane, dall’Unione Europea e dalle Nazioni Unite, sono serviti all’associazione anche per associarsi alla ONG che ha sbarcato nei porti siciliani migliaia di migranti. Italiche parodie.

Torniamo ai chiarimenti pretesi “con urgenza” da SOS Mediterranee alle autorità europee e internazionali in merito agli interventi della Guardia Costiera Libica nelle operazioni di salvataggio, che più di una cortese richiesta sembra un diktat che sfocia nell’ingerenza.

Un’organizzazione privata, e non investita quindi di un potere superiore autoproclamato per “fini umanitari”, deve agire nel rispetto degli accordi stipulati tra Paesi sovrani soprattutto quando in gioco ci sono vite umane. Ricordiamo bene quello che è successo nel novembre scorso quando Sea-Watch si intromise in un salvataggio della Guardia Costiera Libica; il risultato furono 5 migranti morti annegati mentre cercavano di raggiungere la nave dell’organizzazione che, come ben sapevano, li avrebbero portati in Italia.

Video: Migrants died after Sea Watch intervened in Libyan Coast Guard rescue operation (https://www.youtube.com/watch?v=KHl06jo_j7c&feature=youtu.be)

Paradossali appaiono ancora di più oggi, dopo le accuse di SOS Mediterranee alla Guardia Costiera Libica, le immagini della primi mesi del 2017 che ritraggono la nave Aquarius dell’organizzazione in compagnia dei miliziani di Al-Bija, gli spregiudicati facilitatori dei trafficanti di esseri umani.

A quel tempo, i libici non facevano paura e la collaborazione era ben gradita. Curioso.

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Francesca Totolo

[1] Shipowners Insurance Guarantee Company: https://www.sigcogroup.com/

[2] SOS Mediterranee, bilancio 2016: http://sosmediterranee.org/wp-content/uploads/2017/09/BIlancio-al-31-dicembre-2016-SOS-MEDITA-1.pdf

[3] Cospe Onlus, bilanci: https://www.cospe.org/chi-siamo/statuto-e-bilancio/

[4] Cospe Onlus, partner: https://www.cospe.org/chi-siamo/le-adesioni/

[5] Carta di Lampedusa: http://www.lacartadilampedusa.org/preamble-ita.html

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3 Commenti

  1. Gravissime Accuse! ma ben documentate…. Fa rifettere questo articolo sulla MN aquarius e sul loro operato, e sopratutto sulle istituzioni che la appoggiano e gli interessi che rappresentano.

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