Milano, 12 apr – Azouz Marzouk avrebbe spiegato le ragioni che lo hanno portato a firmare il sollecito per la richiesta di revisione del processo sulla strage di Erba per cui sono stati condannati Olindo Romano e Rosa Bazzi.

L’intervista a Telelombardia

”Adesso so chi ha ucciso mia moglie e mio figlio” ha dichiarato nel corso di un’intervista a Telelombardia. “E’ una persona che conosco, Rosa e Olindo non c’entrano”. ”Sono convinto che esiste un’altra storia. E anche le carte dicono chi è stato. Se leggete le carte si capisce chi è stato. La pista della ‘ndrangheta non c’entra niente, quella è una teoria che loro hanno voluto tirare fuori…”. Dunque Marzouk si spinge a dire che i responsabili della strage siano sì entrati nel procedimento ma solo ”da testimoni. È una mia idea”.

“Elementi non presi in considerazione”

Avrebbe riferito questi sospetti o per meglio dire queste informazioni già al proprio avvocato: “Parecchie cose non sono state fatte. Per esempio le indagini che dovevano essere fatte con tutti quanti… A tutti quanti. Le intercettazioni… Le telecamere che non ci sono, che non hanno preso, le telecamere che ci sono nelle vie… Dove c’è la banca di Roma e dove c’è l’altra via. Ci sono tutte telecamere lì vicino alla piazza. Non ne hanno neanche tirata fuori una. Tutti questi elementi non vi fanno pensare a nulla? A me confermano la mia tesi… La mia tesi è che so chi è andato… Chi è… So chi ha interesse ad ammazzare mio figlio e mia moglie”. Marzouk  ”sicuramente” conoscerebbe personalmente questa persona. Resta da domandarsi come mai un uomo che ha perso moglie e figlio in una strage ricordata per la sua efferatezza ancora, ad oggi, pur sapendo il nome del colpevole, non parli e non chieda giustizia.

Ilaria Paoletti

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2 Commenti

  1. sicuramente quelli di Olindo e Rosa,così come quelli di Parolisi e di Bossetti,sono dei processi che danno adito a dei dubbi profondissimi sulla colpevolezza dei condannati,nonchè da quanto si è potuto conoscere da esterni- sulle indagini condotte dai PM assolutamente a senso unico,tralasciando cioè altri soggetti che magari non sposavano la amatissima tesi del “mostro”.

    basti dire che per il caso Bossetti,tracce importantissime di DNA sulle maniche di un giubbino indossato solo e soltanto dalla povera Yara quella sera (le era stato imprestato giusto quel giorno) era riferite alla sua allenatrice,su cui non si è affatto indagato, come la logica avrebbe consigliato fare.

    suggerirei al pregiato Primato Nazionale una serie di articoli di approfondimento in merito.

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