Roma, 7 set – “Siamo troppo piccole per essere arrestate”. È questo la risposta di un gruppetto di baby rom fermate dai carabinieri dopo aver derubato una turista belga a Roma. L’ennesimo caso di aggressione da parte di ladruncole minorenni è avvenuto sulla linea A della metropolitana, secondo un modus operandi ben collaudato: prima circondano la vittima prescelta e poi la derubano.

La band delle ladre bambine è composta da due 11enni, una 12enne e una 13enne, domiciliate presso il campo nomadi “Castel Romano” di via Pontina. I carabinieri le hanno individuate e fermate, ma loro sono rimaste impassibili. Sono state costrette a riconsegnare le refurtiva, ma non hanno fatto un plissè davanti ai militari e si sono limitate a far notare la loro giovane età, che le rende immuni dall’arresto. “Tanto non ci potete fare niente” sarebbe stata la risposta delle piccole delinquenti, ben consapevoli e istruite sul fatto che sotto i 14 anni in Italia non si può essere imputati di alcun reato.


Non solo non è stato possibile arrestare le quattro ladre: le baby rom al momento sono state affidate a un centro di prima accoglienza per minori, ma presto potrebbero tornare libere. Esattamente come successo alla loro “collega” di 9 anni che lo scorso luglio a colpi di cellulare ha massacrato il volto di una donna che aveva segnalato ad altri passeggeri la presenza di una delle tante baby gang di nomadi che imperversano sulla metropolitana di Roma.

Il fenomeno delle bambine rom che scippano soprattutto i turisti sulle linee della metropolitana di Roma diventa ogni giorno sempre più fuori controllo. Addirittura qualche settimana fa è stata scoperta una “scuola” per ladre bambine frequentata da rom dai 9 ai 12 anni. A tenere le lezioni un serbo 14enne, che addestrava le sue allieve alle principali tecniche di furto. Per le più esperte, anche lezioni di perfezionamento delle loro abilità. L’istruttore, una volta scoperto, è stato anch’esso affidato a un Centro di Prima Accoglienza, dove dovrebbe rimanere a disposizione dell’autorità giudiziaria. Nella speranza che non improvvisi una scuola anche lì.

Anna Pedri

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