Roma, 13 set – “Non ci sono prove di terroristi sui barconi”, tuonava tre anni fa l’ex ministro della Difesa Roberta Pinotti. Le faceva eco l’anno dopo il ministro degli Esteri Angelino Alfano: “Nessun jihadista tra i migranti”. Svariate smentite e arresti dopo, la notizia di oggi pone fine ai tentativi del precedente governo di celare una realtà che era sotto gli occhi di tutti ma che non si voleva evidenziare, o più prosaicamente accettare, per evitare di ricevere accuse inevitabili sulla gestione dei flussi migratori.

E’ notizia di oggi, dicevamo, che un richiedente asilo del Bangladesh è stato arrestato su ordinanza di custodia cautelare a Montichiari, nel Bresciano, da Polizia e Guardia di Finanza con l’accusa di apologia di terrorismo. Inutile dire che il bengalese in questione si trovava in un centro di accoglienza, da dove usava collegarsi a Facebook manifestando vicinanza all’Isis. Dalle prime indagini effettuate dagli agenti, è emerso che il ventenne del Bangladesh ha pubblicato varie volte sul proprio profilo frasi al miele come: “I need war”, “Il paradiso mi attende”, “Blood boy”, “La morte aspetta tutti”, “Felice giorno della morte”. Molte di queste frasi sarebbero state pubblicate sul popolare social network proprio in concomitanza con gli attentati.

Stupisce comunque che il bengalese sia stato arrestato soltanto adesso, visto che il 4 giugno 2017, data dell’attacco terroristico a Londra, aveva postato la foto di due uomini armati a cavallo con un vessillo nero e una serie di foto violente che ritraggono bambini insanguinati. E che il successivo 17 agosto, giorno dell’attentato di Barcellona, lo stesso ha pubblicato un’immagine che riproduceva la scritta “blood boy”, per poi scrivere il giorno dopo: “Oggi grande giorno per i musulmani”.

Alessandro Della Guglia

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