Roma, 23 feb – Quando si parla delle violenze dei centri sociali si ha talvolta la tentazione di derubricare la questione a parentesi grave e allarmante, ma comunque isolata, lontana dagli ambienti “rispettabili” e “autorevoli”. È il più grave errore che si possa fare, perché in questo modo si rischia di non cogliere una vasta rete di collusioni e complicità, che va ben oltre i settori classici della sinistra istituzionale. Un caso banale, ma significativo, tra tanti. Parliamo della guerriglia vista ieri sera per le strade di Torino: bombe imbottite di chiodi lanciate contro la polizia, rivendicazione esplicita di atti di violenza come quello di Palermo e altre delicatezze del genere. Una contromanifestazione nata con la parola d’ordine “Staniamo Di Stefano”, quindi lanciando una vera e propria caccia all’uomo. Si tratta, come è evidente, di cose che vanno ben al di là della legittima espressione di idee.

Come è naturale, la cronaca di questa giornata di tensione è stata seguita con grande attenzione dal principale giornale cittadino, fra i primi tre più importanti quotidiani italiani, La Stampa, storica testata di casa Fiat e da qualche anno entrata nell’orbita del gruppo L’Espresso. Ebbene, sulla pagina facebook del giornale, naturalmente, si sono scatenati i commenti degli utenti, alcuni indignati per le violenze, altri ispirati al più radicale antifascismo. Curiosamente, tuttavia, tra questi ultimi troviamo anche gli interventi dell’account ufficiale della Stampa. Accade infatti che una signora intervenga per dire una cosa in realtà banale: “Dov’è la libertà d’espressione se non permettiamo a un’altra forza politica di esprimersi?”.


A questo rilievo assolutamente ovvio, tuttavia, risponde il profilo ufficiale della Stampa, che incredibilmente replica: “L’apologia di fascismo, le ricordiamo, è reato in Italia”. Un commento gravissimo, per due motivi. Il primo è che il quotidiano – o chi, al momento, parlava a suo nome – si arroga il diritto di stabilire che CasaPound stia commettendo un reato, cosa non ravvisata, evidentemente, né dalla magistratura né dal ministero degli Interni, che ne ha permesso la partecipazione alle elezioni. Ma non sono i giornali dei salotti finanziari che devono stabilire chi compie reati, sono i giudici. Inoltre, cosa ancora più inquietante, il commento arriva a margine di una giornata di violenza indiscriminata, che il giornale ha evidentemente deciso di avallare. Resta solo da capire perché questi fior di anticapitalisti dei centri sociali trovino così tante sponde nei giornali del padrone. Ma questa è una storia vecchia.

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  1. Anche il Corriere della Sera online fa trasparire una certa simpatia per i centri sociali che devastano Torino.Nel trafiletto derubricato a quinta o sesta notizia si parla pure di inesistenti applausi al corteo da parte dei residenti….La parte del leone la fa gli scontri degli ultra’ russi a Bilbao che sono diventati magicamente “nazisti russi”. Questa è la stampa italiana: connivente con l’estrena sinistra. Bella compagnia di giro.

  2. non sapevo che su quel quotidiano scrivesse anche quel pubblicista convinto che Boko Haram sia il dittatore della Nigeria: eppure il tenore sembra quello di uno dei suoi interventi di maggiore caratura culturale:
    “ahhh il fascismo è un reato ahhh”.

    già i reati…come quello di favoreggiamento alla immigrazione clandestina,come quello di non farsi identificare dalle Forze di Polizia (se non sbaglio il 651 cp) e la lista sarebbe lunga; ma probabilmente per quelli della Stampa ci sono reati che sono più REATI di altri.

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