Carrara, 12 lug – Luca Savio, operaio cavatore di 37 anni, è morto ieri schiacciato da un blocco di marmo. I soccorsi purtroppo si sono rivelati inutili. Molti suoi colleghi, in segno di lutto, hanno subito sospeso il lavoro. Quest’uomo lascia una moglie e una figlia piccola. A rendere più grave la vicenda è la notizia circolata qualche ora dopo la tragedia: “l’operaio aveva un contratto della durata di soli 6 giorni”. Questo è quanto sostiene la segreteria della Cgil di Massa Carrara. Alla fatica del lavoro nella cava si aggiunge anche la beffa di un contratto che scade come un vasetto di yogurt. Questa notizia giunge qualche giorno dopo la morte di Luca Lovati, assistente sessantanovenne di un noto restauratore, che ha perso la vita cadendo da una scala. Senza contare che nei primi 5 mesi del 2018 i morti sul lavoro sono stati 389, 14 in più rispetto allo stesso   periodo del 2017.

Il mestiere del cavatore poi è sempre stato tra i più pericolosi. Tornando in Toscana, questo purtroppo è l’ennesimo episodio che si registra nelle cave carraresi. Due mesi fa un altro cavatore, Luciano Pampana, 58 anni originario di Viterbo, ha perso la vita schiacciato da una ruspa. Qualche giorno dopo i sindacati hanno manifestato nelle strade di Carrara per chiedere maggiore sicurezza sul lavoro. A Massa Carrara operano nel settore lapideo 1.765 addetti in 173 aziende. Negli ultimi 12 anni, dal 2006 al 2018, si sono registrati undici incidenti mortali in cava. Sei di questi sono avvenuti tra il 2015 e il 2016. E si registrano anche 1200 infortuni, in pratica uno ogni due giorni.

Questa drammatica storia, al di là delle sacrosante rivendicazioni sindacali, ha un significato più profondo. Luca Savio era un ragazzo nato negli ottanta. Nonostante questo però smentiva la vulgata si trentenni. Faceva un lavoro durissimo, era padre di una bimba piccola. Insomma, non era choosy come direbbe la Fornero. Attenzione, però a non considerare questa storia come l’eccezione che conferma la regola o meglio il falso stereotipo. La figura di Luca deve servirci per guardarci attorno con occhi diversi. Gli italiani non sono solo “tronisti” e camerieri, c’è anche il cavatore di Carrara, che anche con un contratto ridicolo, rischia la vita per estrarre l’oro bianco. Ecco perché promuovere una maggiore sicurezza nei luoghi di lavoro significa anche difendere l’Italia migliore. Non basta dire che siamo una nazione di corrotti. L’autocommiserazione è solo l’anticamera dell’ignavia. Detto in parole semplici: è una bella scusa per giustificare l’indifferenza e l’egoismo borghese.

Salvatore Recupero

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