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La protesta dei profughi (o sedicenti tali) a Trento

Trento, 1 apr – Via Brennero, una delle principali strade di Trento, è stata teatro oggi verso le 14.00 di una protesta dei rifugiati ospiti dell’ex studentato che si affaccia proprio sulla strada. Dopo mezz’ora l’intervento delle forze dell’ordine in tenuta antisommossa ha permesso di sbloccare la circolazione e riportare la situazione alla calma.

Secondo il sito web de Il Trentino prima dell’occupazione della strada la tensione era già alta ed erano volati spintoni e schiaffoni verso gli operatori di Cinformi, l’associazione che si occupa della gestione della struttura.

Numerosi i cartelli innalzati dai profughi come “Siamo qui senza assistenza medica” e “Noi siamo qui senza giustizia” ma sembra che a scatenare la protesta sia stata la gestione del pocket money, ovvero sia il “bonus giornaliero” che viene erogato direttamente ai profughi per le spese personali. In Trentino questo bonus viene fornito ogni 2 settimane sottoforma di card prepagata da 75€ da spendere nei supermercati convenzionati. Card che però può venire utilizzata solo su beni di prima necessità e impedisce l’acquisto di altri beni come ad esempio le ricariche telefoniche, richiestissime dai profughi, e che questo sia motivo di forti disaccordi sfociati oggi nella manifestazione in strada.

E’ inaccettabile – afferma Filippo Castaldini, responsabile di CasaPound Italia Trento – che nonostante i troppi aiuti provinciali alle strutture di accoglienza si assista ancora una volta a scene del genere. Gli immigrati, perché questo è il loro nome, che protestano per le pocket money giornaliere troppo basse dimostrano ancora una volta l’arroganza di chi viene accolto in Italia e la furbizia delle solite sigle dedite ad arraffare i fondi di questo business chiamato immigrazione.

La verità non detta – commenta Claudio Cia, consigliere della provincia di Trento – è che non vogliono finire alla residenza Fersina a Trento sud, dove i (profughi?) pakistani giocano tranquillamente a cricket. Lavoro subito e no alle regole del Cinformi“.

Stefano Casagrande

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