marco pratoRoma, 9 apr – Emergono nuovi particolari agghiaccianti sull’omicidio di Luca Varani. Si scopre, per esempio, che mentre Manuel Foffo uccideva l’incolpevole vittima scelta a caso, Marco Prato lo baciava. “Manuel a un certo punto voleva la forza da me, me l’ha chiesta. Manuel voleva che dessi baci sulla sua testa per dargli forza mentre lo strozzava. E anche dopo le coltellate io ho aiutato Manuel un pochino a dargli forza con le mani e a baciargli la testa”, ha detto Prato. Versione confermata da Foffo, tranne che per il fatto di aver chiesto lui il “sostegno” dei baci dell’amico: “Ho colpito Luca alla gola con un coltello, di taglio. E mentre lo facevo Marc mi accarezzava di sua iniziativa”, ha detto.

Dettagli, comunque, rispetto al quadro che si va delineando e che è sostanzialmente chiaro. Si è capito, per esempio, che i due non hanno agito su impulso di un raptus, ma seguendo un folle piano studiato a tavolino: “Volevamo uccidere qualcuno. Tutta la notte abbiamo parlato di questo”, ha confermato il 28enne. Ed è anche il motivo per cui Luca Varani era “pieno” di Ghb, la droga dello stupro, secondo quanto confermato dai primi risultati dell’autopsia. I dettagli dell’omicidio sono raccapriccianti. Dopo essere stato stordito con un coktail drogato, Varani si sente male, vomita, cade nella vasca e perde i sensi. Prato e Foffo lo portano di peso in camera da letto. E qui martellate, coltellate, un primo tentativo di strozzarlo con un cavo tv che Prato recupera da un’altra stanza. Il collo del 23enne viene “trafitto con un coltello a seghettino, tanto da essere quasi decapitato, come si affetta il pane”. Su tutto il corpo segni di tagli superficiali e in parti non vitali, a testimoniare una volontà non solo di uccidere, ma anche di infliggere dolore gratuito.

Ma è soprattutto la personalità diabolica di Prato a emergere con nettezza dalle indagini. Il Riesame lo ha ben chiarito: “Il fatto gravissimo non è avvenuto in modo improvviso e non ripetibile, ma è il frutto di una condotta di Prato che dura da mesi e che è diretta ad agire, anche con violenza, nei confronti di persone che adesca, e alle quali fa consumare cocaina e alcolici”. Per i giudici, Prato ha “una personalità malvagia e crudele”, pronta ad uccidere nuovamente, potendosi presentare nuove facili occasioni, avendo i due colpito una persona a caso”. La “fredda ideazione, pianificazione ed esecuzione di un omicidio tanto efferato, preceduto da sevizie e torture, senza altro movente se non quello apparente di appagare un crudele desiderio di malvagità, dettano un giustificato allarme sociale e non consentono di fare affidamento sui sensi di colpa”. E ancora: “Le modalità raccapriccianti della loro azione omicida, l’efferatezza inflitte alla vittima prima di ucciderla, sono indice di personalità disturbate, prive di sentimenti di pietà e pericolose”. Un’amica ha testimoniato: “So che negli ultimi mesi fosse riuscito a convincere vari ragazzi eterosessuali a partecipare a serate a base di alcol e droga e che mediante filmati pornografici riuscisse a coinvolgerli in atti sessuali. Marco si vantava delle sue gesta”. Prato sarebbe un “manipolatore”, che provava piacere nel portare le persone là dove esse non volevano, con le buone o con le cattive.

E avrebbe mentito anche inscenando un finto suicidio, da cui si dovrebbe dedurre un rimorso di cui invece non sembra esserci traccia: il pierre, infatti, non è mai stato in pericolo di vita, né gli è mai stata praticata alcuna lavanda gastrica. Non c’era rimorso, quindi. Era solo l’ennesima bugia del pierre di buona famiglia, con valori sinceramente democratici, che piangeva per le vittime di Parigi e inorridiva a sentir parlare dei fascisti, che nell’ambiente gay romano conoscevano tutti e che un noto giornalista di sinistra ha definito “uno di noi”.

Giuliano Lebelli

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