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Il furibondo tweet di Renzi all’indomani del crollo del viadotto Scorciavacche sulla Palermo-Agrigento: tanto rumore per nulla?

Palermo, 23 mar – Quasi tre mesi fa, a capodanno, crollava il viadotto Scorciavacche sulla Palermo-Agrigento, a una sola settimana dall’inaugurazione. Fummo probabilmente i primi a chiarire che si trattava di un’opera delle Coop Rosse del nord Italia, raggruppate nel Contraente generale “Bolognetta scpa“, a sua volta raggruppamento di imprese tra cui la capofila CMC di Ravenna e la CCC di Bologna, due grandi e notissime Cooperative “rosse” emiliane.

Di fronte alla reazione di Renzi, che in un furibondo tweet prometteva la fine della festa e punizioni esemplari per i responsabili, ci permettemmo anche di suggerire un ovvio punto di partenza: alla guida del Contraente generale il capo progetto Pierfrancesco Paglini, coadiuvato da Davide Tironi, dal direttore tecnico Giuseppe Buzzanca e da una squadra di professionisti. Perché non partire da loro?

Invece no, il lettore potrà stupirsi ma le Coop rosse non si toccano.

Grazie al lavoro investigativo compiuto dai Ros dei Carabinieri nell’ambito dell’inchiesta di Firenze sulla gestione delle grandi opere da parte del ministero delle Infrastrutture e sottobosco collegato, che ha portato ieri stesso alle dimissioni del ministro Maurizio Lupi, spunta una intercettazione telefonica raccolta nel quadro delle indagini sulla società Intercons. Ebbene, nella suddetta intercettazione telefonica, al telefono ci sarebbe stato Salvatore Adorisio, amministratore delegato proprio della Green Field System, la società di Incalza e Perotti, il quale avrebbe dichiarato, con riferimento al viadotto siciliano: “Hanno anticipato la consegna del viadotto di tre mesi così l’impresa e i dirigenti prendevano il premio”, aggiungendo poi che “quindi hanno fatto ‘sta porcata e senza collaudo…. Non si capisce l’emergenza quale era. Anche perché lì gli hanno detto di fare così… Era più che ovvio perché c’era un giro di bustarelle che fa paura… E’ ovvio che i soldi che prende l’impresa ritornano in Anas da qualche parte. Sono le solite porcate”.

Paradossale? Non proprio, se è vero che – come emergerebbe dalle conversazioni telefoniche carpite dai Ros – oggetto di attenzione sarebbe Claudio Bucci, amministratore della Intercons, curatore delle opere dell’Anas in Sicilia, al quale sarebbe toccato di fare il capro espiatorio del viadotto sulla Palermo-Agrigento.

Capro espiatorio per salvare chi o che cosa? Forse le stesse Coop rosse, come parrebbe abbastanza logico o quanto meno come una conseguenza oggettiva di questa presunta manovra?

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Servizio del Tg5 di sabato 21 marzo

Coop rosse che, a quanto è dato di sapere, o meglio per quanto non emerge, sarebbero per il momento riuscite a sfuggire dai radar delle inchieste. Così che Renzi avrebbe il suo perfetto colpevole cui far “pagare tutto”, mentre la festa finirebbe solo per quell’oscuro amministratore di una società di secondo piano.

Il servizio del Tg5 di oggi, accessibile dall’immagine a fianco, illustra sinteticamente la situazione.

Rimarrebbero tuttavia sul tavolo due questioni fondamentali.

La prima, che l’opera poi subitaneamente crollata fu deliberatamente consegnata in anticipo, anche nella consapevolezza dei difetti di progettazione ed esecuzione, come del resto fin da subito fu ovvio.

La seconda, afferente al “giro di bustarelle da far paura” riferito da Adorisio: a meno che non si tratti di una illazione malevola o un semplice sospetto, a chi sarebbero andati i soldi? Quanti ne sarebbero stati distribuiti in Sicilia?

E, per ultimo ma non meno importante, emerge un quadro desolante che chiama in causa in qualche modo la stessa natura del Ncd, il partito dello sbiadito Angelino Alfano, aggravato dal ritrovamento, lunedì scorso, nell’ambito delle indagini sul sistema corruttivo delle grandi opere, a casa dello stesso Stefano Perotti, di una bozza di lettera indirizzata a Luca Lotti della presidenza del Consiglio, su carta intestata del ministro, nella quale si sollecitava lo sblocco dei fondi per le grandi opere strategiche. Quelle che stavano particolarmente a cuore a Ercole Incalza e, appunto, al suo socio di fatto, Perotti.

Maurizio Lupi, insomma, ci metteva la faccia più o meno pulita, mentre la sostanza era appannaggio dei veri padroni delle grandi opere, che in trent’anni sono sempre stati gli stessi, incluso quel Pier Francesco Pacini Battaglia, banchiere e faccendiere italo-svizzero, che risulterebbe molto vicino – nuovamente – a Stefano Perotti e già al centro di numerose inchieste nell’ultimo decennio del secolo scorso. Colui che, probabilmente con enfasi, Antonio Di Pietro ebbe a definire “un gradino sotto Dio”.

coop_rosseChiudiamo con una speranza: che gli Italiani possano, un giorno, conoscere davvero – se qualcosa da conoscere esiste – il vero ruolo delle Coop rosse e del potere politico ad esse collegato, rappresentato in primo luogo dal Partito Democratico e suoi predecessori, nell’impressionante sistema di corruzione, distrazione di fondi e accaparramento di appalti che sta emergendo intorno alle grandi opere pubbliche di interesse nazionale.

Francesco Meneguzzo

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