Cremona, 25 nov – «Quarant’anni di lavoro in fumo con danni economici enormi». Così Giovanni Boccù, 70 anni, il più grande allevatore di visoni in Italia e uno dei leader in Europa commenta la decisione della autorità di abbattere e incenerire i 30mila capi del suo allevamento.



Tre visoni positivi, un’attività in fumo

Motivazione? Tre degli animali sono risultati «debolmente positivi» al tampone per il coronavirus; e ora, in ottemperanza all’ordinanza firmata dal ministro Speranza, che impone la sospensione degli allevamenti di visoni su tutto il territorio nazionale per tre mesi, si deve abbattere l’intero allevamento. Il mustelide, infatti, allevato allo scopo di ottenere pellicce, è risultato suscettibile all’infezione da coronavirus e, cosa preoccupante, si è dimostrato in grado di reinfettare l’uomo.

L’ordinanza non dà scampo

«In caso di sospetto di infezione – spiega l’ordinanza – le autorità locali competenti dispongono il sequestro dell’allevamento, il blocco della movimentazione di animali, liquami, veicoli, attrezzature e l’avvio di una indagine epidemiologica. In caso di conferma della malattia, i visoni dell’allevamento sono sottoposti ad abbattimento». Tocca quindi anche all’Italia di seguire le sorti della Grecia – dove la scorsa settimana sono stati abbattuti 2.500 capi –, della Francia e della Danimarca dove si prevede l’abbattimento di 17 milioni di esemplari.

La fine di un’azienda

Il fulmine a ciel sereno per Boccù è arrivato lunedì. L’azienda a conduzione famigliare dà lavoro a otto persone: lui, la moglie, i due figli e quattro dipendenti. Tutto è iniziato lo scorso agosto, fa sapere al Corriere, quando uno degli operai era risultato positivo al tampone. I successivi controlli delle autorità sanitarie avevano riscontrato la negatività nel resto del personale. Due visoni, secondo quanto riferito dall’Ats Valpadana, erano risultati debolmente positivi e quindi è scattato il fermo dell’attività. Poi più niente fino ad ottobre, dove era emerso un altro caso di positività debole. Tanto è bastato per decretare la fine dell’allevamento.

Un dramma non necessario

«Va in fiamme tutto per una ideologia, non perché qui ci sia una malattia — attacca Boccù —. Il lavoro che stanno facendo non è di salute pubblica, perché se qua avessi positività, alzerei le mani subito, in quanto prima viene la salute delle persone». L’allevatore racconta della battaglia contro gli animalisti. «È da tempo che gli animalisti cercano ogni pretesto per contestare il nostro allevamento, però, fortunatamente, noi abbiamo sempre seguito tutte le normative. Infatti, nonostante vengano i Forestali, l’Asl, i Nas, facciamo tutto in regola. La causa l’hanno trovata nel Covid che qui non c’è. Trentamila capi sono milioni di euro, perché vogliono abbattere e incenerire anche 7.600 riproduttori. È un dramma non necessario. Ci hanno distrutti nell’orgoglio, nella dignità e nel lavoro».

I visoni verranno allevati lo stesso… in Paesi senza regole

Per l’uomo è la fine di una eccellenza alla quale aveva lavorato per una vita, tramite un attento lavoro di selezione: «Ci hanno cercato dalla Cina e dalla Russia. E adesso, in un attimo distruggono tutto. Io ho 70 anni, ma i miei figli che hanno famiglia e i mie dipendenti? Succederà che le pellicce le faranno ugualmente nei Paesi dove non ci sono regole e noi avremo perso il nostro lavoro e la nostra qualità».

Cristina Gauri

La tua mail per essere sempre aggiornato

3 Commenti

  1. Vergognatevi! Non imparerete mai niente! Tanto dovevano morire lo stesso? Ogni giorno è olocausto animale! Lo

  2. Sarebbero comunque morti gasati sputando sangue e pezzi di polmone. Almeno non ci guadagna nessuno. L’Europa sta vietando l’allevamento di queste povere creature, sarebbe ora che ci evolvessimo anche noi

  3. Lurido assassino, che tu sia maledetto!! Trovati un lavoro onesto e pulito invece di fare soldi sulla pelle di quei poveri animali!!!

Commenta