ferragosto spiaggiaRoma, 15 ago – Chissà se alla festa dell’unità di Casalgrande (Reggio Emilia) dove ci si scatenerà tutta la notte sulla pista del liscio sulle note dell’orchestra di Antonella Marchetti, faranno mente locale al fatto che quanto stanno facendo è al limite dell’apologia. Sì perché pochi sanno, o meglio ricordano, che Ferragosto è soprattutto una ricorrenza “Fascista”. Le virgolette sono d’obbligo, perché l’usanza di celebrare la metà del mese più caldo dell’anno ha un’origine ben più antica del Ventennio ed è radicata in molte tradizioni popolari, ma certamente è stato il regime di Benito Mussolini a legare questa ricorrenza a uno dei riti più apprezzati e rinnovati dagli italiani, quello della “gita”.

ORIGINI ANTICHE – Il termine Ferragosto deriva dalla locuzione latina feriae Augusti (riposo di Augusto) indicante una festività istituita dall’imperatore nel 18 A.C. che si aggiungeva alle altre già esistenti e antichissime, cadenti nello stesso mese, come i Vinalia rustica o i Consualia, per celebrare i raccolti e la fine dei principali lavori agricoli. La ricorrenza originariamente cadeva a inizio mese, fu la Chiesa cattolica a spostare la data di 15 giorni per farla corrispondere alla festa di Santa Maria Assunta, che infatti è tutt’oggi di precetto.

TUTTI AL MARE – Ferragosto per molti, corrisponde però all’occasione di uscire dalla propria città per stare in compagnia in qualche altro luogo piacevole. Come ricorda anche la democratica Wikipedia, l’usanza di passare questa giornata lontano da casa, prese piede proprio durante il Fascismo. A partire dalla seconda metà degli anni 20, nel periodo ferragostano il regime organizzava, attraverso le associazioni dopolavoristiche delle varie corporazioni, centinaia di gite popolari, grazie all’istituzione dei “Treni popolari di Ferragosto”, con prezzi fortemente scontati. L’iniziativa offriva la possibilità anche alle classi meno abbienti di visitare le città italiane o di raggiungere le località marine o montane. L’offerta era limitata ai giorni 13, 14 e 15 agosto e comprendeva le due formule della “Gita di un sol giorno”, nel raggio di circa 50-100 km, e della “Gita dei tre giorni” con raggio di circa 100–200 km. Durante queste gite popolari la maggior parte delle famiglie italiane ebbe per la prima volta la possibilità di vedere con i propri occhi il mare, la montagna e le città d’arte. Nondimeno, dato che le gite non prevedevano il vitto, nacque anche la collegata tradizione del pranzo al sacco.

Giancarlo Litta

Vuoi rimanere aggiornato su tutte le novità del Primato Nazionale?
Iscriviti alla nostra newsletter.

Anche noi odiamo lo spam.
Ti potrai disiscrivere in qualsiasi momento.

Commenti

commenti

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here