Pesaro, 4 ago – È ufficiale: il museo Morbidelli di Pesaro chiude i battenti e la sua collezione è pronta a prendere il volo. Sarebbe meglio dire “sgommare via” poiché si tratta di ben 350 moto, quasi tutto il patrimonio su due ruote del compianto museo marchigiano. Lo scorso febbraio il museo era stato messo in vendita ma nessun investitore si è palesato. Ultimamente si parla molto della crescita dell’imprenditoria culturale e museale in Italia, ma questo caso dimostra più che mai la forte crisi del settore nel nostro paese, sia che si parli di sfera pubblica che di privati. Impensabile oltretutto dal momento in cui non stiamo parlando di scultura tardo romanica ma di motori, argomento da sempre popolare tra gli Italiani e per cui i soldi sono sempre girati.

La realtà è che neppure l’ASI ha intrapreso il salvataggio del Morbidelli. Quattro tir inglesi hanno già svuotato il museo di via Fermo. Le moto storiche sono state caricate e sono pronte per andare all’asta in Inghilterra. Epilogo che segnerà quasi sicuramente la dispersione disomogenea dei capolavori a due ruote. Il valore dell’intera collezione è stimabile diversi milioni di euro. Ad aver compromesso la situazione sono stati i dissapori con gli enti locali che sicuramente non hanno aiutato la famiglia Morbidelli a evitarne la chiusura. Il comune di Pesaro è infatti restato a guardarne lo smantellamento.

Una sconfitta per tutti

Paolo Marchinelli ha dichiarato: “Mi viene giù una lacrima perché la dentro c’erano dei pezzi unici. Noi non avevamo le forze economiche per fare una operazione di questo genere. Abbiamo provato con l’Asi, il registro delle auto storiche che aveva già acquistato tutto il museo delle auto Bertone, ma i tempi sono stati lunghi per il passaggio di presidenza. L’Asi era in grado di potersi mettere intorno ad un tavolo e avviare una trattativa. Ma quando si sono aperte le finestre c’è stato risposto che era troppo tardi”.

Il Museo Morbidelli nasceva alla fine degli anni ’90 grazie all’iniziativa di Giancarlo Morbidelli. L’esposizione ospitava circa 350 esemplari di moto storiche, da corsa e da strada del primo decennio del ‘900 fino agli anni ’90 del secolo scorso. L’ambiente del Museo rievocava in molti suoi dettagli l’atmosfera mitica degli anni “ruggenti” del motociclismo mondiale, come dimostrava la raccolta di fotografie storiche che accompagnava l’intera collezione di moto. La chiusura del museo segna una sconfitta non solo per i Morbidelli ma per tutti, soprattutto per gli appassionati e per i cittadini di Pesaro, famosa per essere la città delle “M” (monti, mare, musica, mobili, maioliche e moto), ma a giudicare da quanto accaduto la voce “moto” non ci resta che cancellarla.

Alberto Tosi

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