Roma, 14 lug – Una delle tematiche centrali del dibattito politico è certamente quella dell’immigrazione. Tanto da essere finita, immancabilmente, nel cuore sia dei programmi partitici che di riflessioni di natura culturale. In quest’ultimo caso, da tempo ha preso piede il concetto di “Grande sostituzione”. Scrive ad esempio nel 2015 Valerio Benedetti, dalle colonne del cartaceo de Il Primato Nazionale, sottolineando il progetto mondialista di sostituzione secondo il quale “sarebbe molto più opportuno approfondire la dinamica di interessi concreti che legano Soros a Buzzi, gli ambienti confessionali a quelli finanziari, gli industriali alle cooperative e alle ong”.

Alla luce di queste riflessioni non c’è dubbio che i cosiddetti migranti rappresentino uno strumento volto a sradicare, se non a distruggere, l’identità europea. Progetto questo pianificato da organismi nazionali e sovranazionali. Ecco appunto la “Grande sostituzione” in atto. A tale proposito sono significative anche le riflessioni di Adriano Scianca: “La grande sostituzione – scrive l’autore nel suo libro “L’identità sacra” – è il fenomeno per cui, nell’arco di una generazione, al posto del popolo che abita un determinato luogo si ha una massa allogena, grazie all’immigrazione massiva, a leggi compiacenti sulla cittadinanza, alla crisi demografica contrapposta alla vitalità debordante dei popoli stranieri”.

Il nuovo “proletariato rivoluzionario”

Queste considerazioni sono indubbiamente analoghe a quelle dell’intellettuale francese Renaud Camus e in particolare a due saggi pubblicati tra il 2010 e 2011 (Abécédaire de l’Innocence e Le Grand Remplacement – La Grande Sostituzione, appunto) secondo il quale gli immigrati sono uno strumento al servizio di un preciso progetto di eliminazione delle specificità etnico-linguistiche dei popoli europei, con lo scopo di creare una sorta di razza planetaria globalizzata. Il progetto viene posto in essere da un accordo tra la sinistra e le grandi oligarchie neoliberali che portano avanti la decolonizzazione produttiva, la repressione “antirazzista” di ogni nazionalismo e soprattutto una sistematica e capillare propaganda a favore di una cultura della eguaglianza.

Un’alleanza che non deve apparire inusitata: la caduta del muro di Berlino ha infatti spostato il baricentro, dal proletariato quale soggetto rivoluzionario, ai migranti letti come il nuovo proletariato rivoluzionario. Mentre le oligarchie neoliberiste si servirebbero dei flussi migratori solo allo scopo di sfruttare il lavoro a basso costo arricchendosi a danno dei lavoratori italiani ed europei.

Roberto Favazzo

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3 Commenti

  1. Esatto.
    Gia FIncantieri, infatti, che ha bisogno di 6.000 operai (fra carpentieri e saldatori) e che dice candidamente di non trovare, ne è la plastica dimostrazione.

  2. Un concetto fondamentale Buddhista: ” Tu, Ariya (Nobile), non sei superiore, non sei inferiore, ma, nemmeno uguale! ” Ciò per affermare che, la teoria dell’uguaglianza, a tutti i costi, è solo una rappresentazione artefatta della realtà fenomenica, voluta da persone ottuse e corrotte che da decenni fanno il lavaggio del cervello, attraverso mezzi d’informazione e scuole, a milioni di pecore che sono, oramai, intimorite anche dal solo pensare in maniera differente. Senza gnosi, che si acquisisce attraverso l’acquisizione di molteplici punti di vista, non si può sviluppare il senso di discernimento, quindi il discrimine per ciò che è menzogna o verità. Ringrazio voi, del Primato Nazionale, perché siete una delle poche voci libere che diffondono analisi corrette, e opinioni mai banali, corredate da inchieste mirabili che mai si potranno trovare sulle gazzette di regime; grazie per ciò che fate, continuate così!

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