Roma, 22 giu – “Spunta l’alba del sedici giugno / comincia il fuoco d’artiglieria / il Terzo Alpini è sulla via / il Monte Nero a conquistar”. Così cantavano gli Alpini del 3° reggimento dei quali faceva parte anche Benito Mussolini. Tra di loro si distinse, però, un altro nobile combattente: Vincenzo Arbarello.

Nato a Torino il 22 febbraio 1874, si arruolò come soldato e frequentò la Regia Accademia Militare di Modena ottenendo il grado di sottotenente. Dopo brevi attività di aiuto e soccorso ai terremotati della Campania nel 1905, venne chiamato per partire alla volta della Libia con il sopracitato 3° reggimento degli Alpini, nel battaglione “Exilles”. Nella nostra quarta sponda si distinse particolarmente nella battaglia di Derna, sulla costa libica occidentale, ottenendo la medaglia di bronzo al Valor Militare “noncurante del pericolo, portava ordini percorrendo la linea di fuoco, con calma e serenità ammirevoli. Si distinse anche nel combattimento del 3 marzo 1912”.


Allo scoppio della Grande Guerra venne subito richiamato alle armi e già il 24 maggio era con i suoi fedeli compagni sul Piave ancora a capo della Exilles pronto ad attraversarlo per marciare verso il nemico austriaco. Quota 1450 del Monte Stol venne rapidamente conquistata dal battaglione del soldato torinese e, il 26 maggio, il Monte Kozliak passò sotto il controllo dell’esercito italiano. Già per questa sua impresa e per l’abilità bellica dimostrata sul campo, venne proposto per la medaglia d’argento al Valor Militare. Il 30 dello stesso mese, Vincenzo Arbarello venne posto sotto il comando del generale Donato Etna e, assieme, prepararono il primo vero assalto alle truppe austro – ungariche, pianificando la presa del Monte Nero.

Nella notte tra il 15 ed il 16 giugno gli italiani avanzarono. La notte in questione non era affatto propizia agli spostamenti, non vi era la luna e sulla montagna era calata una fitta nebbia. Come preannunciato in apertura, anche Benito Mussolini partecipò all’impresa del Monte Nero. Il futuro leader del Partito Fascista racconta, nei suoi diari che non fu un’impresa semplice per gli Italiani. Malgrado l’esito favorevole ai nostri connazionali, Mussolini racconta di quanto sia stata difficile la conquista dell’altura in quanto gli austriaci facevano cadere macigni addosso ai soldati, sparavano loro dall’alto e attaccavano continuamente mentre gli Alpini salivano sui ripidi pendii della montagna.

Lo scontro divenne un conflitto corpo a corpo e Arbarello restò gravemente ferito. Nonostante le perdite e la strenua resistenza offerta dagli austriaci, alle 4 circa del mattino del 16 giugno, sulla cima del Monte Nero sventolava la bandiera italiana. L’Italia ottenne la sua prima vittoria sul campo di battaglia. Per questa sua impresa, Arbarelllo venne insignito della Medaglia di Cavaliere dalla casata dei Savoia.

Rimessosi in sesto, due mesi dopo, il 16 agosto venne nuovamente ferito da una granata. Di nuovo operativo, ottenne il grado di maggiore nel febbraio del ’16 dimostrando il suo valore sul Carso. Sulle Alpi Carniche, mentre era alloggiato in una baracca a Caserra Turrie, il soldato venne travolto, assieme ad altri 14 compagni, da una valanga. Vincenzo Arbarello non morì sul colpo ma, imprigionato dalla neve, ne venne schiacciato dal peso e morì asfissiato. Poco prima di cedere riuscì a scrivere un breve testamento ritrovato di fianco al suo corpo. Il testo recita “Credevo di morire diversamente: ho cercato di aiutare il mio tenente Botasso in tutti i modi ma inutilmente: muoio asfissiato nel nome d’Italia”.

Si concludeva così l’avventura dell’eroe del Monte Nero, decorato con molte medaglie, l’ultima postuma alla memoria militare conferitagli nel 1917. E’ grazie anche al suo sacrificio se l’Italia riuscì a vincere il primo conflitto mondiale, quello di Vincenzo Arbarello resterà sempre un esempio di grandezza, di coraggio e di amore verso la nostra bandiera.

Tommaso Lunardi

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3 Commenti

  1. Vengono le lacrime a pensare a quanti sacrifici fecero molti nostri nonni per un paese libero dalla servitu’ straniera.Sopratutto se paragoniamo i tempi d’oggi con la enorme quantità di persone che hanno tradito il loro sacrificio e i loro ideali favorendo migranti economici nullafacenti o criminali e la svendita dei beni della nazione a elites private straniere ,chiamandole “privatizzazioni”

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