Roma, 27 mag – Ottanta anni fa usciva un albo che avrebbe per sempre cambiato la storia del fumetto. Era il numero 27 del quindicinale antologico Detective Comics, specializzato in storie noir e hard boiled in cui protagonisti erano detective, vendicatori mascherati e supercriminali che traevano spunto dai personaggi delle strisce pulp che da quasi un ventennio avevano conquistato un pubblico enorme. Ma in quel fatidico numero 27 comparve per la prima volta quello che negli anni sarebbe diventato il supereroe più amato dal pubblico mondiale: Batman. La casa editrice che allora si chiamava National Comics – ma che ben presto si sarebbe chiamata DC Comics proprio per il successo della sua testata di punta grazie al pipistrello – aveva visto l’inaspettato successo di un personaggio apparso nell’altro suo antologico, Action Comics, basato invece sul filone dell’adventure pulp. Quel personaggio era Superman, il “primo supereroe del mondo” come sarebbe stato definito, in parte impropriamente, più tardi. Gli editori volevano una controparte hard boiled, più violenta e oscura del supereroe e diedero il mandato all’autore Bob Kane e al suo assistente Bill Finger di creare una nuova icona fumettistica.

Patriottismo, pulp e un pizzico di genio italiano nelle origini di Batman

Lavorando sui primi bozzetti i due aggiunsero mano mano dettagli presi dalle idee più disparate. Una prima tutina rossa fu eliminata per “non richiamare il comunismo” e divenne grigia e nera, l’idea di farne un giustiziere mascherato derivò da Zorro, l’idea del milionario vendicatore aiutato dal maggiordomo fu ripresa dal detective Black Bat dei fumetti di Black Book Detective, e molto nella genesi del personaggio , come ammise lo stesso Finger, lo si dovette a The Shadow, il primo vero giustiziere mascherato protagonista dei serial radiofonici e da The Phantom di Lee Falk, il primo eroe mascherato a fumetti. Infine la classica posa col mantello spiegato fu presa da un disegno di Leonardo Da Vinci. Il nome di Bruce Wayne, la vera identità del personaggio, fu invece di ispirazione storica: dal re normanno Robert Bruce che liberò la Scozia dal giogo inglese e dal generale Anthony Wayne “il pazzo”, coraggiosissimo generale della guerra d’indipendenza statunitense. L’idea era quella di abbinare coraggio, nobiltà e patriottismo per creare un eroe in cui potersi identificare.
Nacque così il vendicatore vestito da pipistrello che nella sua prima storia, The Case of the Chemical Syndicate, risolve brillantemente un caso di omicidi ideati da un industriale che cerca di far fuori i soci per avere il controllo della società. Nel corso dei primi numeri la figura di Batman/Bruce Wayne viene sempre meglio delineata. Vengono raccontate le sue famose “origini” dovute al senso di vendetta per i genitori uccisi, diventa un genio capace di abbinare qualità di detective e abilità nel campo scientifico che gli permettono di costruire armi e trucchi, viene delineata la sua fama da playboy e inizia a incontrare nemici sempre più oscuri: da conquistatori teutonici che tentano di invadere la sua città volando su zeppelin, a licantropi e vampiri, monaci satanisti assassini pronti a sacrificare vergini, scienziati pazzi che creano mostri modificando geneticamente degli esseri umani e soprattutto un serial killer spietato, pazzo e crudele dal ghigno diabolico: il Joker, che sarebbe diventato la nemesi del pipistrello per il resto della sua vita editoriale.
Il successo è tale che Batman diverrà protagonista, oltre che di Detective Comics, anche di una sua testata chiamata proprio Batman, esattamente come era accaduto a Superman. Sarà il là per il diffondersi dei fumetti di supereroi, nascono i vari Wonder Woman, Flash, Lanterna Verde, Aquaman e molti altri raggiungendo un successo globale che porterà poi Stan Lee a creare il “suo” universo di supereroi nel 1961, creando la Marvel destinata addirittura a superare la fortuna della DC.

L’evoluzione dal grottesco al ritorno alle origini passando per la serie tv di Adam West


Nel frattempo Batman aveva subito la sua evoluzione. Con la guerra, la nascita della televisione e il cambio dei gusti ma soprattutto del target fumettistico che aveva cominciato a rivolgersi ad un pubblico più giovane, il vendicatore oscuro, violento, che non esitava a uccidere e che non scendeva a compromessi con la legge corrotta di polizia e governo si era trasformato in un sorridente eroe buono, sodale della polizia sempre impeccabile e accompagnato dalla spalla Robin, giovane in calzamaglia dai colori sgargianti che aveva proprio lo scopo di “alleggerire” le storie del cavaliere oscuro. E i suoi nemici da killer spietati erano diventati dei buontemponi armati di giocattoloni buffi che escogitavano piani cervellotici ma quasi mai violenti, creando le basi per la serie tv di culto con protagonista Adam West che dal 1966 al 1968 avrebbe avuto un successo enorme.
Ma il ritorno a temi più violenti e cupi portati dalla Marvel aveva iniziato a mandare in crisi il Batman cartaceo come tutta la DC. Negli anni ’70 arrivò la svolta firmata Neal Adams e Dennis O’Neil che crearono quello che per molti è stato definito “il Batman definitivo”. Ritornano i temi cupi delle origini ma con una tecnica narrativa moderna, Batman diventa finalmente “il più grande detective del mondo” capace di rivaleggiare con supereroi dotati di superpoteri proprio grazie alla sua superiorità di intelletto, di strategia, di deduzione oltre che per l’abilità fisica e per volontà e coraggio indomabili. Tornano i grandi amori del playboy – che negli anni ’50 aveva dovuto affrontare le accuse di omosessualità e pedofilia per la presenza di Robin – il Joker e gli altri villain diverranno un mix tra gli spietati killer delle origini e i buffi strambi della serie tv diventando dei veri e propri freaks mortali e le storie di violenza culmineranno addirittura con una Morte in Famiglia in cui Robin – il secondo Robin, Jason Todd, che aveva preso il posto dell’originale Dick Grayson che oramai cresciuto aveva deciso di intraprendere la “carriera da solista” come Nightwing – viene brutalmente ucciso dal pagliaccio del crimine.

Frank Miller e il Cavaliere Oscuro

Ma per tutti il vero “Batman definitivo” arriva nel 1986 con il The Dark Knight Returns di Frank Miller, globalmente riconosciuto come una delle due più importanti e riuscite graphic novel della storia del fumetto americano (l’altra è il Watchmen di Alan Moore). Raccontando di un Batman vecchio e in pensione che torna a mettere il mantello per combattere una nuova minaccia, Miller riesce a mettere a nudo tutti gli aspetti per cui il cavaliere oscuro aveva tanto appassionato i lettori, rendendo palese quello che fino a quel momento era solo potenziale, sotterraneo, non detto. Batman piace perché non è un supereroe ed è molto più di un antieroe. È l’uomo che vuole in ogni momento superare se stesso, che sente il bisogno di combattere perché il richiamo della guerra e della lotta fanno parte del suo sangue, che di fronte alla morte si chiede se quello sia “un modo abbastanza bello per morire”, che rifiuta ogni comodità che la sua ricchezza possono garantirgli ma anzi usa i suoi averi per vivere ancora più pericolosamente, un uomo che pone i suo limite sempre più oltre e che pertanto non si sente parte della massa né tantomeno della società di cui rifiuta in toto leggi, costumi e morale perché è stato capace di costruire da sé quelle che meglio si adattino alla sua superiorità fisica, intellettuale e di coraggio. Nella storia non a caso Miller lo contrappone a un Superman che invece rappresenta l’accettazione della “morale del gregge”, al servizio del governo anche quando questo sia corrotto, garante di una legge che vuole estirpare il “pericolo Batman” perché il suo eroismo potrebbe essere esempio per chi magari vorrebbe emergere dalla massa, mettendo in discussione il principio stesso dell’egualitarismo democratico, un pericolo perché è diventato ciò che è grazie alla sua volontà e non perché scelto democraticamente.

Superman vs il Superuomo

Ma soprattutto Miller nella contrapposizione Batman/Superman mette in luce un punto cardine dei due personaggi. Il kriptoniano “nasce” Superman. È Clark Kent la sua maschera con cui si finge normale essere umano, goffo e un po’ pasticcione. Eppure lui che nasce con i poteri di un dio finisce per voler essere l’uomo Clark Kent, vivere come noi, accettare i nostri costumi e assumendo la morale del posto in cui è cresciuto. Batman è l’esatto opposto. Nasce uomo come Bruce Wayne e teoricamente è Batman la sua maschera. Ma il suo percorso è l’esatto opposto di quello del suo amico/rivale. Il suo è un ergersi dalla condizione umana, il suo è un superamento continuo di ogni limite tanto che alla fine il suo vero io sarà Batman mentre il Bruce Wayne umano sarà la sua maschera con cui interfacciarsi con la società. Ma mentre Superman ama il suo falso Clark Kent e vorrebbe essere realmente come lui, Batman odia il suo vero Bruce Wayne, lo vede come un intralcio e come una zavorra dalla sua completa liberazione dalla società e, in fondo, dal suo status umano. E la contrapposizione esplode nella scena del combattimento tra i due in cui Batman farà notare a Superman che è proprio il suo non essere realmente umano, il non poter soffrire, il non poter sentire dolore a impedirgli di progredire, di andare avanti e di vincere contro chi invece nonostante i suoi limiti non può perdere perché è andato oltre.
Alla fine sarà con Miller che tutti gli autori dovranno confrontarsi per costruire il “loro” Batman. Da Mike Mignola con il suo Batman dark, ai vari Azzarello, Brubaker e Rucka con il loro estremismo hard boiled, Jeph Loeb e Paul Dini con il loro noir, Grant Morrison con le sue tinte horror ed esoteriche che fanno l’occhiolino al pulp e al grottesco dei primi anni fino ad arrivare ai più recenti Scott Snyder e Tom King non esisterebbero senza la base creata da Frank Miller.

Il Cavaliere Oscuro cinematografico

Negli ottanta anni di Batman non si può tralasciare il suo enorme successo cinematografico. Successo nato nel 1989 e proseguito nel 1992 grazie al genio di Tim Burton che riuscì a combinare il grottesco degli anni ’50-’60, le trame oscure post anni ’70 e il Batman oscuro e violento di Miller con la sua estetica gotica ed estrema, impreziosita dalle interpretazioni di un Jack Nicholson immenso come Joker, di un Danni De Vito capace di creare un Pinguino freak horror che ancora oggi fa scuola e di una Michelle Pfeiffer che è riuscita a reinventare il personaggio di Catwoman riprendendo la sensualità di Julie Newmar della serie tv, estremizzandola e creando il personaggio ambiguo, sexy, fatale e dalle tinte fetish che tuttora persiste nell’immaginario collettivo. Ma soprattutto con un incredibile Michael Keaton che sembrava del tutto fuori dal physique du rôle di Bruce Wayne ma che è tuttora probabilmente il miglior interprete della controparte “civile” del pipistrello. Senza dimenticare una Kim Basinger la cui sola presenza basterebbe per far vedere qualunque film. Se Joel Schumacher aveva invece clamorosamente fallito con i suoi due sequel, Batman Forever e Batman & Robin, nonostante cast stellari con Val Kilmer, Nicole Kidman, Tommy Lee Jones, Jim Carey, George Clooney, Arnold Schwarzenegger e Uma Thurman ma in cui la componente freak, grottesca e gotica aveva del tutto perso la personalità di Burton finendo per diventare semplicemente trash, il picco è stato raggiunto con l’iper-realismo di Cristopher Nolan, con la sua trilogia partita in sordina e che è finita per superare con due dei tre capitoli la soglia del miliardo di euro di incassi, con un successo di pubblico e critica– grazie anche a Christian Bale nel ruolo di Batman e soprattutto in un sorprendente Heath Ledger nei panni del Joker – raramente visti fino ad allora nei cinecomics e aprendo la strada allo sdoganamento del genere che poi avrebbe portato al fenomeno Marvel. Nel suo ambientare le storie in un contesto urbano assolutamente reale e non “fumettoso” Nolan ha ripreso molti temi di Miller, prendendo spunto dalle origini milleriane di Year One per il suo primo capitolo ed evidenziando il contrasto tra giustizia e legalità, quello tra eroe e società civile fino a richiamare nel suo ultimo capitolo parte dei temi del The Dark Knight Returns. Che invece torna in tutta la sua potenza nel Batman vs Superman di Zack Snyder in cui tutti i temi trattati da Miller esplodono nella lotta tra i due eroi e in cui si estremizza la figura di Batman, interpretato da un clamoroso Ben Affleck perfetto anche nel ruolo di finto playboy dissoluto, come archetipo del cacciatore che ha bisogno della guerra, della lotta e dello scontro a prescindere da chi sia il nemico come unico motore per la propria vita oscura in cerca della Luce.

Carlomanno Adinolfi

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