Beethoven Roma, 18 dic – Ieri, in occasione dei 245 anni dalla nascita, si è parlato tantissimo, sui giornali e sul web, del famosissimo compositore classico Ludwig Van Beethoven, esponente del classicismo viennese e figura fondamentale per la nascita e lo sviluppo del romanticismo.

Impossibile che esista qualcuno che non abbia mai avuto modo di ascoltare le sue opere: l’Inno alla gioia, perennemente presente tra le musiche delle pianole didattiche Casio e nei libri di musica delle medie che tanto ci hanno fatto dannare con i loro esercizi per flauto dolce, è tranquillamente annoverabile tra quelle composizioni classiche così famose che a volte ci dimentichiamo quasi che è stata scritta 191 anni fa.
Si tratta anche dell’inno ufficiale dell’Unione europea e forse è proprio questo l’unico barlume di questo ente unicamente burocratico in grado di rappresentare la grandezza artistica e culturale della civiltà Europea.

Senza entrare troppo nei dettagli del perché il suo nome è così rilevante nella storia della musica, vogliamo concentrarci quindi su come Beethoven ha segnato la nostra vita di tutti i giorni, dall’800 fino ad arrivare ad oggi, influenzando in vario modo la cultura pop moderna.
L’ultimo esempio con cui il mondo del web ha avuto modo di confrontarsi è stato ieri, con uno dei caratteristici “doodle” del motore di ricerca Google, che in occasioni di feste e ricorrenze è solito modificare il proprio logo nella schermata della pagina principale. La schermata permetteva di creare una piccola composizione delle sue opere più famose ed è stato subito un boom di condivisioni sui social network.Il doodle su Beethoven
Non serve essere studenti del conservatorio o musicisti d’orchestra. Che si conoscano o meno tutti i movimenti delle sue sinfonie, le sue composizioni cameristiche e per pianoforte poco importa: tutti quanti ci siamo affezionati al compositore che è riuscito a scrivere la sopracitata sinfonia n.9 pur essendo affetto da sordità, il perfetto esempio di un uomo che nonostante gli impedimenti fisici che la natura ha posto tra la sua strada ed il suo obiettivo ha gettato il cuore oltre l’ostacolo regalandoci un’eredità di cui non potremmo fare a meno.

Lasciandoci alle spalle il doodle possiamo ricordare moltissimi esempi di come Beethoven ha influenzato la cultura pop del 900.Un poster di Beethoven nella stanza di "Alex" in Arancia Meccanica L’esempio più celebre è forse quello di Arancia Meccanica, storico film di Stanley Kubrick tratto dall’omonimo romanzo di Anthony Burgess, dove il compositore viennese è proprio tra gli autori preferiti dal protagonista “Alex” e da cui prende il nome la “cura Ludovico”. Sempre per lo stesso film Walter Carlos ripropose le sue opere suonandole con il MiniMoog, il celebre sintetizzatore monofonico anni 70 per il quale scoppiò una vera e propria “moogmania” che portò alla rielaborazione di svariate composizioni classiche in chiave moderna. Una rivisitazione a cura di Walther Murphy in stile disco della quinta sinfonia appare in “La febbre del sabato sera” e la stessa sinfonia compare anche in V per Vendetta.
Citazioni del compositore non mancano neanche in commedie più leggere: chi non ricorda il famoso San Bernardo di nome Beethoven, protagonista del film del 1992 diretto da Brian Levant? Approdando invece nel mondo degli anime, possiamo ascoltare la nona sinfonia anche nella ventiquattresima puntata di Neon Genesis Evangelion.Il cratere del pianeta Mercurio intitolato al compositore
In ambito puramente musicale, anche il gruppo New Wave “Eurythmics” hanno scritto un brano chiamato proprio Beethoven (i love listen to).
Importanti riferimenti possiamo trovarli in ambito scientifico: un cratere del pianeta Mercurio porta infatti lo stesso nome del compositore ed anche il famoso gruppo.

Certo, c’è anche chi ha fatto uscite infelici che all’epoca provocarono la furia dei musicisti classici e l’ironia del web: Giovanni Allevi in un intervista al Giffoni Film Festival del 2013 affermò che a Beethoven mancava il senso del ritmico a differenza di Jovanotti. Ironica o meno, sicuramente è stata un’uscita che è costata tantissime critiche al giovane direttore d’orchestra di Ascoli, celebratissimo dalle adolescenti e dalle istituzioni ma criticato da tantissimi esperti del settore per le sue dubbie qualità tecniche ed artistiche, affermando che il suo è solamente un fenomeno musicale di massa con molta poca sostanza. Tutto il contrario del compositore viennese che Allevi osò paragonare al “rapper” Lorenzo Cherubini.
Potremmo continuare all’infinito e molti esempi li abbiamo dovuti omettere tranne quello più importante: quello di un uomo che è riuscito a tracciare un solco indelebile nella storia della musica europea.

Alessandro Bizzarri

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