Roma, 9 feb – Quando c’è confusione Bernard-Henry Levy è uno di quelli che interviene per portare un surplus di caos, saettando sui media con le faville dell’intellettuale propagandista e  imbonitore. Le “faville del magliaro” per parafrasare il Poeta.

tweet bernard-henry levyCosì mentre re Emmanuel ritira l’ambasciatore da Roma, con aria di maestà adirata, il suo bardo Bernard si lancia a comporre un sonetto di respiro millenario: “La cultura gallo-romana, Gregorio di Tours, Petrarca, Francesco I, Solferino, Stendhal e Moravia: duemila anni di amicizia franco-italiana calpestata da due clown @luigidimaio e @matteosalvini. Le marionette di Putin tirano giù le maschere. La Francia risponde in modo giusto”.

Di fronte a questa sintesi aprioristica di bile e contenuti non vale la pena di scandire la cronistoria delle interazioni “millenarie” tra Italia e Francia. Interazioni complesse che di secolo in secolo hanno visto meravigliose armonie e fatali scontri, nella cornice grande e terribile della storia delle nazioni europee.

Notiamo solo due cose: nella foga di dare addosso ai due “pupazzi di Putin”, Bernard dimentica anche la religione dell’antifascismo. Se i duemila anni di amicizia sono stati infranti da Bibì e Bibò come due monelli che danno un calcio a un vaso della Magna Grecia, allora vuol dire che neppure Mussolini infranse quella amicizia. In effetti andò proprio così: a fronte di pochi giorni di guerra molto circoscritta, il presidente francese Petain si affrettò a chiedere pace e a ristabilire l’amicizia…

Seconda notazione ancora più significativa: come in un clamoroso lapsus freudiano Bernard-Henry Levy porta ad esempio di amicizia il re Francesco I. E qui o ci prende per ignoranti o ci prende in giro. Beninteso vedendo i municipi a guida piddina o berlusconiana che nelle scorse ore hanno innalzato bandiera francese (Cuneo, Imperia…) il maître ha tutto il diritto di prendere in giro almeno una certa parte di Italiani.

Un’altra parte di italiani, vuoi perché ha frequentato buone scuole vuoi perché ha il dito veloce su Wikipedia, però conosce chi è quel Francesco I… è proprio il Re che vantando una parentela con i Visconti di Milano scese in Italia nel 1515 e tentò di conquistarla con una campagna sanguinaria. Bell’esempio di amicizia… Per portare a termine il suo amicale obiettivo Francesco I non esitò ad allearsi con i Turchi, esattamente quelli che rapivano schiavi europei sulle coste e li castravano o prendevano i bambini più robusti nei Balcani per islamizzarli nel Corpo dei Giannizzeri.

Non cadiamo nel tranello dei piccoli nazionalismi. La famiglia dei popoli europei è grande e terribile. Molto ci lega, altro ci divide dai francesi.

Certo non possiamo parlarne male, considerando che loro a distanza di 2000 anni continuano a parlare la nostra lingua: uno slang di derivazione Roma-Ovest… Per carità uno slang poi diventato melodioso e soave, come poche altre lingue al mondo. Capace di produrre una poesia, come quella dei trovatori, che portò luce d’amore e cortesia agli albori della letteratura italiana.

Possiamo dire con una semplificazione estrema che in molti momenti di tensione tra Italia e Francia centra sempre un po’ “il Vaticano”. Fu un Papa che per impedire l’unificazione longobarda della penisola chiamò i Franchi di Carlo; furono altri predecessori di Bergoglio che giocarono contro il partito ghibellino la dinastia guelfa degli Angiò.

Oggi ancora una volta nella partita sull’immigrazione combattuta sulla pelle dell’Italia, il reuccio d’Oltralpe e il sommo sacerdote d’Oltretevere giocano di sponda.

Italiani e Francesi potrebbero trovarsi uniti in questo 2019 non dagli sproloqui di Bernard-Henry Levy ma dalla memoria di Napoleone Bonaparte, che nacque italiano per sangue, lingua e cultura 250 anni fa ma divenne grande – diciamolo francamente – solo inserendosi nella storia “grande e terribile” della Francia di fine Settecento.

Forse ai francesi di oggi – che oscillano tra illuminismo senile e derive salafite – quel riferimento a Napoleone, così cesareo, così latino, risulta più estraneo che a noi, impauriti da certe glorie e dalle annesse simbologie.

Però anche senza scomodare Napoleone, possiamo ricordare che mentre Macron giocava al ritiro degli ambasciatori, una francese d.o.c. come Marine Le Pen ha criticato quella rodomontata diplomatica, ribadendo dal suo punto di vista le ragioni della fraternità italo-francese. Ecco verrebbe da chiedersi: ma che ne sa Bernard di storia patria e di fraternità tra popoli europei? Gli apolidi della gauche facciano gli apolidi. L’identità e dunque anche l’eredità di millenarie armonie e anche di colossali scontri la rivendichiamo noi, che siamo i difensori della vera Europa, in quanto patrioti italiani e francesi.

Alfonso Piscitelli

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