Roma, 26 mag – Il teatro di Taormina è uno di quei luoghi che emana profondo incanto durante ogni periodo dell’anno. Non esiste stagione o condizione atmosferica che possa scalfirne la bellezza: un insieme perfetto e immortale di natura, storia e architettura.

Il teatro greco

Le origini prime del teatro sono avvolte nel mistero dei tempi. Il sito deve i suoi natali ai Greci probabilmente nel III secolo a.C. A riprova di questo si può notare il basamento sul belvedere che sovrasta la cavea, parte della struttura originaria di un piccolo santuario. Su alcuni gradini è ancora inciso il nome di Filistide, la moglie di Ierone II, il tiranno di Siracusa che con ogni probabilità fece costruire il teatro di Tauromenion.

L’intervento dei Romani


La struttura che oggi ci è nota è tuttavia frutto dell’intervento dei romani nella prima metà del II secolo d.C. Una ricostruzione, forse sotto Augusto, portò ad un ampliamento del teatro consentendogli di raggiungere i 109 metri di diametro con un’orchestra di 35 metri e una capienza di circa 10.000 spettatori. Ancora oggi quello di Taormina è il secondo teatro antico più grande della Sicilia, superato solo da Siracusa. Passata l’epoca delle tragedie di epoca greca, i romani adibiscono il sito ad ospitare le “Venatories”, spettacoli di lotta tra gladiatori e bestie feroci. Vengono inoltre inserite macchine di scena per la creazione di effetti speciali.

Goethe a Taormina

Caduto l’impero, il gioiello della Trinacria vive anni bui e di abbandono con l’invasione dei Vandali. Dopo secoli di parziale abbandono o di utilizzo a mo’ di palazzo privato, la fama del teatro antico viene riportata in auge da Goethe. Il letterato tedesco visita Taormina nel 1787 e rimane estasiato da un luogo della classicità di così immenso fascino, tanto da scrivere nel suo Viaggio in Italia: “Se ci si colloca nel punto più alto occupato dagli antichi spettatori [del Teatro antico], bisogna riconoscere che mai, probabilmente, un pubblico di teatro si vide davanti qualcosa di simile. Sul lato destro si affacciano castelli dalle rupi sovrastanti; più lontano, sotto di noi, si stende la città e, nonostante le sue case siano d’epoca recente, occupano certo gli stessi luoghi dove in antico ne sorgevano altre. Davanti a noi l’intero, lungo massiccio montuoso dell’Etna; a sinistra la sponda del mare fino a Catania, anzi a Siracusa; e il quadro amplissimo è chiuso dal colossale vulcano fumante, che nella dolcezza del cielo appare più lontano e più mansueto, e non incute terrore”.

Un sito unico

Il panorama che si scorge dalla sommità del teatro è destinato a toccare nel profondo l’animo delle generazioni romantiche e neoclassiche di tutta Europa, ed è quella la scintilla che permette al teatro di risorgere e tornare a essere ammirato con i suoi spettacoli. Oltre alla vista dell’Etna e del Mar Ionio, il sito permette di ammirare reperti antichi tra cui un torso ellenistico di Apollo o Dioniso, un sarcofago romano con raffigurazioni bacchiche, epigrafi votive a Iside, Serapide e al culto di Demetra e Kore. Visitare il teatro antico di Taormina è calarsi nella storia, fondersi con l’essenza pura della Trinacria in un sogno che va dal mare, al vulcano fino alle gradinate di oltre due mila anni fa.

Alberto Tosi

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