Roma, 6 gen – In questa “top five” analizziamo cinque canzoni di autori italiani profondamente “maschi”, che al giorno d’oggi sarebbero state oggetto di polemiche smodate da parte delle neofemministe. Il carrozzone isterico del #metoo le avrebbe messe all’indice per i contenuti misogini, violenti o non conformi al politicamente corretto dei sessi. In questa caccia alle streghe (attuata dalle streghe stesse) nessuno di questi artisti avrebbe avuto vita facile: per fortuna i tempi erano diversi e abbiamo avuto il piacere, più o meno, di sentire questi brani senza provare l’ombra di un senso di colpa.

5) “Voglio una donna” – Roberto Vecchioni

Il “Professore” è un uomo di cultura, di sinistra, ma non lesina commenti tagliati con l’accetta quando si trova a dover scegliere tra la donna “col pisello”, che vive per lavorare e non sta mai a casa e una che “non legge Freud”. Addirittura, il cantautore lombardo invita gli altri a prendersi “la barricadera”: lui vuole una donna con la gonna. Fuor di metafora, una femmina che in casa i pantaloni li lascia portare al proprio uomo. E’ il 1992, Vecchioni con questo pezzo trionfa al Festivalbar: adesso il Festivalbar non esiste più e anche l’ironia, purtroppo.

4) “Colpa d’Alfredo” – Vasco Rossi

Cosa manca di “scorretto” in questa canzone? C’é il razzismo, c’é il sessismo e non mancano le minacce di morte al povero Alfredo. Vasco (o il suo alter ego musicale) ha quasi “concluso” con una donna quando il suo amico Alfredo lo distrae facendogli mancare il bersaglio. Da qui, la donna diventa una “troia” che gli preferisce un “negro”, “che non parla neanche bene l’italiano” ma che sembra essere pieno di soldi. Possiamo immaginare lo scandalo che avrebbe provocato oggi: dalla Kyenge alle femministe, al successivo concertone da palasport di Vasco ci sarebbe stata una distesa di forconi e di ghigliottine.

3) “Ricominciamo” – Adriano Pappalardo

Non giriamoci intorno: Pappalardo è uno stalker. Almeno in questa canzone. La donna lo lascia, e va bene, sono cose della vita. Ma lui, imperterrito, continua a rivendicare il suo amore, sino all’inquietante “so dove passi le notti”. Per fortuna dice anche è un diritto della donna, ma subito dopo le canta “ti seguo, ti curo, non mollo lo giuro”, attuando in pochi minuti la  classica dinamica del perseguitore innamorato che proprio in virtù di questo sentimento disperato diventa il primo pericolo. E da lì, alle minacce: “guai a quello ti tocca”. La Boldrini oggi denuncerebbe un essere di sesso maschile per molto meno.

2) “Lella” – Edoardo & Stelio

E’ stata cantata da molti (Lando Fiorini su tutti) ma la versione originale è dei due cantautori romani che, molto pasolinianamente, raccontano la storia di un uomo, l’amante di una donna abbiente, che quando viene piantato in asso dalla sua Lella la ammazza e la seppellisce senza troppi complimenti. La canzone è una confessione, ma non c’è pentimento. C’è solo la speranza che l’ipotetico “confidente” non spifferi in giro il reato. Non c’è pietà per Lella, di lei sappiamo solo che “je piaceva andà ar mare quando è inverno” e che molto prosaicamente, per far prima, non toglieva nemmeno le calze. Viene uccisa al primo rifiuto e non c’è traccia di ripensamenti. Neanche i migliori rapper americani possono dipingere un quadro così crudo di omicidio, o per meglio dire, femminicidio: visti i tempi che corrono, Lella adesso rientrerebbe nelle statistiche isteriche dei fatti di sangue coniugali e questa canzone sarebbe stata bandita per l’incoraggiamento alla violenza di genere.

1) “Bella stronza” – Marco Masini

Questa canzone è uno dei brani più celebri non solo del cantautore fiorentino, ma anche degli anni novanta della musica leggera italiana. Anche qui, abbiamo nel testo un ventaglio variopinto di capi di imputazione, dal reato di stalking alla minaccia grave, in ogni caso materiale da denuncia: lei è bella, ça va sans dire, ma è “stronza” perché gli preferisce un uomo ricco, con la Ferrari, che le paga i conti, dopo che per lei l’altro avrebbe rinunciato a tutto. Masini ricopre la sua “amata immortale” di insulti per cinque lunghissimi minuti (ribadendo, però, nel ritornello che lei “è bella come il sole come il mare”, sia ben chiaro), in cui ci racconta anche che la donna ha in un episodio preso per l’appunto provvedimenti quali la chiamata delle forze dell’ordine. Ma alla fine, il suo unico rimpianto è quello di averle dato “troppo amore”, il perfetto paradigma dello psicopatico. Pare che anche all’epoca, solo per il titolo e la volgarità del testo, la canzone sia stata oggetto di polemiche. Erano per lo più, tuttavia, querelle sulla forma. Nel 2019 ci sarebbe anche la polemica sulla sostanza: Masini sarebbe posizionato al centro di un salotto televisivo e accerchiato da Vladimir Luxuria, Asia Argento e Lucia Annunziata per la gogna pubblica in palinsesto pomeridiano.

Ilaria Paoletti

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4 Commenti

  1. io aggiungerei a questa incendiaria lista anche una canzone dei DECIBEL di Enrico Ruggeri,
    presente in quello che era considerato uno dei primi album di punk italiano;
    era il 1978 ed il titolo era:”col dito col dito”; pregevole anche la musica al netto dell’assolo di chitarra più metal che punk:

    “se pensi che ogni volta che ti tocchi col dito
    un orgasmo simulato ti sei procurata,
    donna femminista non pensi che lo slogan
    sia solo per te una stupida trovata.
    Con il dito che fai……
    L’uomo sciovinista che ti ha sempre dominata,
    forse oggi è disposto a discutere il ruolo,
    ma sarà poi vero di donna sfruttata?
    Quindi, pensa bene; ti sarai sbagliata.
    Con il dito che fai……
    Corri per la strada con le dita alzate
    e condanni un’ingiustizia che non c’è mai stata.
    Invochi l’uguaglianza chè il maschio è il padrone
    e vuoi provare potere con la rivoluzione.
    Con il dito che fai……
    Di lavare e cucinare tu ti sei stufata
    ed è giunta l’ora della tua riscossa.
    Però stai attenta alla prossima mossa,
    chè con le tue mani già ti sei castrata.
    Con il dito che fai……
    E se pensi che ogni volta che ti tocchi col dito
    un orgasmo simulato ti sei procurata,
    donna femminista non pensi che lo slogan
    sia solo per te una stupida trovata.
    Con il dito che fai……
    L’uomo sciovinista che ti ha sempre dominata,
    forse oggi è disposto a discutere il ruolo,
    ma sarà poi vero di donna sfruttata?
    Quindi, pensa bene; ti sarai sbagliata.
    Con il dito che fai……
    Se tu pensi che il tuo compito sia degradato,
    la motivazioni trovi nel passato,
    quando ti vendevi per denaro e ricchezza
    non pensando al futuro di trovare tristezza.
    Con il dito che fai……
    Se di sesso sei l’oggetto ed hai toccato il fondo,
    non cambiare il ruolo; cambia tutto il mondo.
    Ipocrita, buffone, sporco e pervertito,
    di tutto ciò che ho detto mi son già pentito.”

  2. Aggiungerei anche Fantoni Cesira, di Francesco Guccini, che tral’altro termina con “e la morale di questa storia/ al giorno d’oggi non è tanto strana/ per aver soldi la fama e la gloria/ bisogna essere un poco puttana”. Alla faccia delle femministe e del metoo!

  3. Impossibile fare classifiche di questo genere, si tratta sempre di considerazioni personali, il più delle volte citando brani che la stragrande maggioranza di persone non conosce. Io la musica del ‘periodo d’oro’ dei cantautori la so a memoria, se non venivano censurati allora non si capisce perchè dovrebbe accadere adesso, sembra quasi che a scandalizzarsi sia soltanto chi ha scritto questo assurdo articolo. Solo “Lella” ha avuto qualche problema di censura, a dire il vero senza troppa convinzione, all’epoca sentivo la “Schola Cantorum” la cantarla ogni giorno, anche in televisione.

  4. Gianni Bella in “Questo amore non si tocca”:
    “E’ sempre un’avventura rimettersi con te
    Ma io non ho paura del porno sono il re
    Un re senza corona
    Quante nevrosi ho
    Un re che te le suona se mi dirai di no”

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