Roma, 10 sett – Dopo l’azzerramento totale di tutti i profili relativi a CasaPound su Facebook ed Instagram molti “paladini della libertà” hanno sghignazzato ed esultato – sempre, s’intende, virtualmente. Molti altri, invece, hanno preferito dimostrare solidarietà all’attacco liberticida compiuto ai danni delle tartarughe frecciate. Tra di loro, Sgarbi, Sansonetti, Minzolin e molti altri.

Sgarbi: “Facebook non è nuova a censure”

Vittorio Sgarbi ha scritto ieri sui suoi profili social, dopo essersi conto della “sparizione” di tutte le pagine connesse a CasaPound: “Facebook purtroppo non è nuova a ingiustificate forme di censura. Spero solo che l’improvviso oscuramento dei profili di CasaPound sia dovuto a problemi tecnici e non alle sue idee politiche”. Sgarbi, sia su Facebook che su Twitter, aggiunge al suo post due hashtag significativi: #libertàdiespressione e #articolo21 (l’articolo della Costituzione italiana che sancisce la libertà di espressione).

Del Vigo: “Decisione preoccupante”


Dalle colonne de Il Giornale, invece, Francesco Maria Del Vigo, vicedirettore del quotidiano diretto da Alessandro Sallusti, sulla censura social a CasaPound non esita a parlare di bavaglio nei confronti di chi non è allineato al pensiero dominante: «È molto preoccupante che vengano silenziate le voci che non piacciono a sua maestà Mark Zuckerberg e alle vestali del politicamente corretto. Un sovrano che, se indossassimo gli occhiali dell’antifascismo militante e ossessivo, non esiteremmo a definire fascista»

Minzolini: “Non mi piacciono le pulizie etniche”

Così, invece, l’ex direttore del Tg1 Augusto Minzolini su Twitter: “Leggo che Facebook ha bloccato tutti gli indirizzi riferibili a Casa Pound. Io condivido poco e niente di Casa Pound ma le censure e le pulizie etniche non mi piacciono. Si possono censurare ingiurie,insulti,la violenza verbale, ma le idee, se espresse nel rispetto degli altri,no“.

Adinolfi: “Non si chiudono profili di chi va a elezioni”

Solidarietà a CasaPound arriva a anche da Mario Adinolfi, un “nemico”: “Non ho alcuna simpatia per Forza Nuova e CasaPound: ero dispiaciuto quando prendemmo meno voti di loro alle politiche e molto lieti di averli battuti invece nel maggio scorso alle europee. Ma non si chiudono i profili di chi si presenta alle elezioni.” E non contento di ciò, Adinolfi risponde per le rime ad un articolo di Giornalettismo che lo criticava per la posizione espressa nei confronti della libertà di pensiero: “In molti come questi di Giornalettismo han criticato la mia difesa di CasaPound citando a caso la Costituzione. Ma se Cpi si può presentare alle elezioni non integra il reato di ricostituzione del partito fascista. Non decide Zuckerberg“.

Veneziani: “Vera censura politica”

Sull’argomento si è espresso il giornalista e scrittore Marcello Veneziani, che reagisce con lucido sdegno alla cancellazione dai social di CasaPound: “Considero molto preoccupante quello che è avvenuto anche perché non si è trattato di un singolo caso, di una pagina per cui magari ci potevano essere degli estremi. Quando l’intervento riguarda più pagine è una vera e propria scelta politica, una censura politica, di movimenti che tra l’altro hanno anche una loro rappresentanza nei consigli comunali e che quindi hanno una loro presenza nel nostro Paese”. Conclude Veneziani: “Non capisco perché si debbano adottare questi provvedimenti, che poi sono ulteriormente aggravati se si pensa che esistono siti anarco-insurrezionalisti e movimenti antagonisti che invece non mi pare abbiano gli stessi problemi“.

Feltri: “Colpa del governo”

Lo stesso pensa Vittorio Feltri. Il patron di Libero accusa lo stesso Facebook di adottare metodi “fascisti” in barba alle accuse contro le pagine rimosse e addossa la colpa al nuovo governo: “CasaPound e Forza Nuova espulsi da Facebook e da Instagram. Finalmente un provvedimento fascista. Io ho l’impressione che tutto questo sia da collegare con il passaggio di consegne al governo. Ho avuto anche un’esperienza personale di una pagina che è stata chiusa per tre giorni per una parola scritta 15 mesi prima. Evidentemente, è il vento che è cambiato”.

Sansonetti: “No a cultura della proibizione”

“Penso che sia una misura sciocca e di tipo autoritario. Ogni azione di censura è sempre un’azione negativa. Io sono per combattere la cultura dell’odio” dice invece Pietro Sansonetti, l’ex direttore di Liberazione ospite anche alla tre giorni di cultura di CasaPound Direzione Rivoluzione. “Ma questa va combattuta con la cultura, appunto, con la capacità di parlare, di comunicare e di convincere. La cultura della proibizione, che sta invadendo un po’ tutti, è figlia dell’odio e quindi non solo non lo combatte ma ne è assolutamente interna perché proibire è la massima espressione di odio”. Conclude Sansonetti: “La proibizione ha sostituito la vecchia cultura della violenza. L’odio va contrastato perché insopportabile e antisociale ma proibire significa accrescerne la quantità».

Ilaria Paoletti

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