ovidioRoma 20 mag- Sin dal Concilio di Nicea nel 325 passando per l’Index librorum prohibitorum del 1558 redatto dal Sant’Uffizio, la cultura ha sempre dovuto combattere per rimanere libera e senza censura. I due fatti sopracitati sono ovviamente legati alla morale e alla dottrina cattolica che in più di 2000 anni di storia ha sempre cercato di bandire le “scritture eretiche”. Eretiche ovviamente per un filone di pensiero. Dogma per altri. Semplice lettura per altri ancora.

In Fahrenheit 451, invece, Ray Bradbury racconta di un mondo dove esiste il “reato di lettura”, in cui i bravi cittadini dovevano informarsi solo attraverso la televisione gestita ovviamente dal governo. Bradbury fa quindi riferimento ad un mondo dove la libertà di informazione è solo apparente, il mondo della “dittatura del sorriso”, e dove è imperante il pensiero unico.


Nel 2015 non molto è cambiato. Soprattutto nei luoghi dove la cultura dovrebbe essere la stella polare. Nelle scuole, difatti, è ancora difficile sdoganare alcuni temi senza ripercussioni su voti finali o addirittura disciplinari. Fascismo e immigrazione su tutti. Ma se per questi temi sono i professori ad innalzarsi a controllori della cultura e della storia, alla Columbia University sono stati gli studenti a chiedere di cancellare dal corso Great Books (studio delle grandi opere letterarie da Omero ad oggi) le “Metamorfosi” di Ovidio. Le fragili menti degli studenti di una delle migliori università americane si lamentano delle conseguenze traumatiche che potrebbero conseguire dalla lettura dei passi sulla violenza sessuale ai danni di Proserpina e Dafne.

Bisogna sapere che negli Usa ai professori universitari è chiesto di indicare quali materiali del proprio corso possano scatenare dei “triggers” nei loro studenti. I triggers sono delle cause scatenanti di reazioni per chi in precedenza ha subito traumi derivanti da esperienze violente. Gli esempi più famosi sono quelli dei soldati americani tornati dalla guerra in Vietnam e dalle loro reazioni davanti ad un film sulla guerra.

Quindi cosa c’entra Ovidio e il suo capolavoro? Stando alla richiesta degli studenti americani della Columbia University la violenza degli episodi riguardanti Proserpina e Dafne potrebbero scatenare dei triggers in studenti di colore e per quelli di bassa estrazione sociale. Ma per chi non ha mai studiato le “Metamorfosi” potrebbe pure aver qualche senso questa polemica. Ma il poema di Ovidio è composto da ben 15 libri di circa 12.500 versi in cui vengono rielaborati più di 200 miti greci. Si va dall’origine del mondo con il mito di Chaos fino alla morte di Gaio Giulio Cesare. Un arco temporale vastissimo che non si può ridurre certo alla sola descrizione di uno stupro. Tema che comunque è molto ricorrente.

Per esempio il mito di Apollo e Dafne ricorre già nel I° libro. Ovidio narra che Apollo fu punito da Eros per essersi vantato di essere più forte. La punizione fu di farlo innamorare perdutamente della bellissima ninfa Dafne, la quale a sua insaputa verrà “costretta” a disprezzare questo amore. L’incontro tra i due si trasformerà subito in fuga, con Apollo che rincorre la sua amata e inizialmente le grida parole d’amore, che lui non vuole farle del male e che vuole solo il bene per lei. Ma vedendo che la ninfa non si ferma il dio si fa più feroce. Sembra trasformarsi in una bestia che insegue la sua preda. E qui Ovidio descrive la bellezza del corpo nudo di Dafne la quale sembra diventare ancor più bella nella fuga. Quasi che Ovidio provi gusto nel descrivere questa situazione. Apollo intanto sembra godere della paura della preda traendone eccitazione anche fisica. Alla fine raggiungerà la sua amata, la quale però invocherà suo padre, il fiume, che la trasformerà nell’albero di alloro, le cui foglie diverranno poi simbolo di Apollo.

Una descrizione bellissima di cui evidentemente gli studenti della Columbia non hanno apprezzato la carica letteraria, tappandosi gli occhi solo con il tema superficiale: lo stupro. Evidentemente non sono riusciti a guardare oltre. A guardare millenni di cultura. E così facendo si rischia di creare un precedente pericoloso per cui qualsiasi opera venga posta a controllo di benpensanti e moralisti.

A questo punto sarebbe il caso anche di mettere al bando anche l’opera di marmo del Bernini raffigurante la metamorfosi di Dafne nel momento in cui Apollo la raggiunge.

Federico Rapini

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