Roma, 11 ott – La fobia degli anni Trenta ha ormai invaso le menti preoccupate della redazione di Repubblica. Non è la prima volta, ovviamente, e con ogni probabilità non sarà nemmeno l’ultima. Nella puntata odierna, il quotidiano di Ezio Mauro paragona la «manovra del popolo» nientemeno che all’autarchia di epoca fascista. Secondo Filippo Ceccarelli, infatti, la legge di bilancio voluta da Salvini e Di Maio assomiglierebbe alla risposta mussoliniana alle «inique sanzioni». L’articolista di Repubblica se la prende in particolare con l’esortazione di Salvini, rivolta a tutti gli italiani, ad acquistare titoli di Stato per sostenere la manovra. Il che corrisponderebbe all’invito del Regime a comprare esclusivamente «prodotti autarchici».

In questo goffo paragone storico, la penna di Repubblica dà fondo a tutto il suo repertorio. Dalle invocazioni degli «strateghi nazional-populisti» Grillo e Salvini, viste come parole d’ordine mussoliniane, passando attraverso il «sovranismo meta-commerciale», per arrivare infine al solito allarme sensazionalistico: «Molto lascia purtroppo immaginare – scrive Ceccarelli – che né Giggino né il Capitano abbiano troppo approfondito nei loro studi ciò che accadde allora, l’esaltazione e l’esasperazione dell’orgoglio patriottico». Di lì parte poi un lungo «spiegone» su quanto l’autarchia sia stata «disastrosa» sia sul piano economico (la qualità scadente di alcuni prodotti autarchici) sia su quello politico (sciovinismo e preparazione dell’entrata in guerra).

Il paragone, come detto, non regge, sia perché non c’è nessuna Abissinia da conquistare, sia perché non ci sono state comminate sanzioni di sorta. Quello che il redattore di Repubblica non dice, però, è che il giudizio storiografico sugli effetti delle politiche autarchiche del fascismo è tutt’altro che negativo. A fronte di evidenti, inevitabili e innegabili difficoltà, infatti, l’autarchia indusse il governo a promuovere la ricerca in molti settori – una ricerca che portò anche a risultati di tutto rispetto: pensiamo solo alla chimica o alla creazione dell’Agip che, potenziata poi come Eni da Enrico Mattei, svolse un ruolo decisivo negli anni del boom economico postbellico.

Ma pensiamo anche all’«oro alla patria», la manifestazione tanto vituperata da Ceccarelli. Ebbene, chi abbia un minimo di confidenza con la storiografia più aggiornata sa benissimo che quella campagna riuscì come nessun’altra a mobilitare tutte le forze della nazione, riunendo gli italiani di tutte le fedi politiche. Persino l’antifascista Benedetto Croce, per esempio, partecipò convinto all’iniziativa. Segno che, allora, anche alcuni antifascisti, pur aborrendo il Regime, amavano comunque l’Italia. Al contrario dei redattori di Repubblica che, riconvertiti al liberismo più becero, sarebbero più che contenti di svendere l’Italia a qualche famelico banchiere di Francoforte.

Valerio Benedetti

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2 Commenti

  1. Meglio l’autarchia che vendere il deretano a 90 gradi al francesino ed alla culona teutonica……… repubblica si rivela ancora una volta vomitevole e nauseabonda…….. così come skypd24 propongono una informazione distorta e parziale……… ignobile.

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