Cremona Fascismo
I lavori di ristrutturazione del centro storico di Cremona condotti nel corso degli anni Venti e Trenta in un’illustrazione tratta dalla rivista Cremona, inizio anni Trenta;

Cremona, 24 ott- Anche la città di Cremona durante gli anni Trenta partecipò al clima di rinnovamento che portò ad intraprendere progetti di riqualificazione dei centri urbani, il tutto coniugato alla forte esigenza di prendere una posizione nella complessa e molteplice discussione, che infiammò intellettuali, artisti e politici, nata attorno alla nascita ed allo sviluppo di una forma d’arte nazionale.

Nella nostra contemporaneità il dibattito storico e critico attorno agli orientamenti sostenuti dal Regime Fascista in merito alla produzione artistica ed architettonica è ancora aperto e Cremona, che detenne un’importanza fondamentale ed un ruolo non marginale, rappresenta un caso esemplare da sottoporre a studi ed approfondimenti.

Il centro di Cremona si offre ancora oggi come un insieme omogeneo e uniforme di edifici che rispondono ad un progetto unitario

Progetto sviluppato in un arco temporale che corre dalla fine degli anni Venti agli inizi degli anni Quaranta del Novecento.
La costruzione sulla quale vorremmo richiamare l’attenzione, è il grande edificio voluto da Roberto Farinacci ed edificato da una personalità proveniente da una realtà non cremonese: il Palazzo dell’Arte, progettato dal napoletano Carlo Cocchia, che sarà uno degli ultimi interventi dell’epoca fascista nel centro storico, attualmente ubicato in Piazza Marconi e sede del Museo del Violino.

Come articolato all’interno della ricerca Artisti Cremonesi, Il Novecento, pubblicata a Cremona nel 2010, Cocchia progetta nel 1942 il palazzo per la piazza sfruttando la sua esperienza pittorica nel trattamento della facciata e nella scelta dei materiali, mattoni a vista e marmo per il porticato, raggiungendo un risultato armonico che si riconosce nelle assonanze del Palazzo dell’Arte con il Palazzo Comunale situato in Piazza Duomo ad una manciata di metri da Piazza Marconi.
Massimo Terzi all’interno del volume La storia di Cremona: il Novecento edita nel 2013 ed opera fondamentale per lo studio della storia della città, sottolinea come lo stile infatti degli edifici che coesistono nel centro di Cremona hanno diversi riferimenti più o meno condivisi dal Regime che si traducono, almeno fino alla fine degli anni Trenta, in un sostanziale pluralismo di esiti formali: si spazia da un tardo eclettismo-storicistico, coniugato secondo una scelta di vari ingredienti che costituiscono una specie di dizionario di motivi architettonici e di elementi decorativi, ai nuovi impulsi razionalisti di declinazione moderna, al classicismo di matrice pseudo- piacentiniana, che caratterizza la fase matura del periodo, quando i valori classici propagandistici di mediterraneità e romanità devono prevalere.

Cremona Cocchia Fascismo
Carlo Cocchia, Palazzo dell’Arte a Cremona in un’illustrazione tratta dalla rivista Cremona, 1942

A questo contesto appartiene il Palazzo dell’Arte progettato da Carlo Cocchia: si tratta di un’opera per molto tempo rimasta dimenticata, la quale ha permesso alla città di essere in qualche modo sfiorata dal dibattito di respiro nazionale sul tema dell’architettura e per questo meriterebbe un approfondimento specifico, perché si tratta di un’espressione di radici totalmente diverse tra loro ed estranee alla normalità delle esperienze locali.
L’architetto mostra infatti di comprendere i valori urbani che un edificio deve conseguire, i tratti distintivi e i valori di riferimento del luogo, l’assonanza con altre tipologie ed una capacità di controllo delle stereometrie e delle complessità compositive che non sono rintracciabili in altri edifici della città e dunque assolutamente unico.

Il Cocchia propone l’impostazione di una nuova costruzione che rivela nella cura tra interno ed esterno, oltre ad antichi riferimenti, la provenienza dalla tradizione mediterranea del patio, della loggia e del passaggio aperto, uniti ad un’attenta sensibilità per l’articolazione degli spazi.
L’attrattiva del Palazzo dell’Arte sta probabilmente anche nell’intrigante fascino del non finito, nella coesione tra architettura e ambiente urbano, nella capacità dell’una di suscitare determinare sensazioni in rapporto all’altra.
Infatti, sebbene lo si può considerare un corpo estraneo, si integra meglio con il tessuto storico: l’edificio fa riferimento alla sperimentata tradizione dell’uso del mattone a vista, che obbligava ad un certo rigore e ad una precisa logica costruttiva. Attraverso percorsi molto differenti, fanno largo uso del mattone in senso fortemente decorativo, attraverso una combinazione di tessiture che offrono declinazioni di motivi e intrecci i quali, talvolta, raggiungono effetti molto sofisticati.

Un articolo pubblicato nella rivista Cremona, La costruzione del Palazzo dell’Arte, Il Convegno Culturale di Berlino per il IV Premio Cremona, Le celebrazioni Monteverdiane, Il Conto Consuntivo del Concorso e Mostra del III Premio Cremona, nel numero bimestrale settembre-ottobre, del 1941 racconta che durante un’assemblea presieduta dall’avvocato Tullo Bellomi, Vice – Presidente dell’Ente in assenza del Presidente Roberto Farinacci e con l’assistenza del Segretario Generale Casotti, si riunì il Consiglio di Amministrazione dell’Ente Autonomo Manifestazioni Artistiche con i consiglieri, Senatore Rossi, Commendator Gambazzi, Dottor Carotti e Dottor Stramezzi e dei revisori dei conti Dottor Franco, il Ragionier Tomè e De Stefano, l’avvocato Bellomi informa il Consiglio sul corso dei lavori per la costruzione del Palazzo dell’Arte, lavori che proseguono in quanto, Farinacci, avrebbe voluto che il Palazzo fosse pronto per la primavera del 1943 per poter ospitare le manifestazioni artistiche in programma per quell’anno, ossia il Premio Cremona, a carattere internazionale e le celebrazioni del III Centenario della morte di Claudio Monteverdi: il Palazzo sarebbe stato perciò il recinto espositivo all’interno del quale contestualizzare gli avvenimenti artistici e della città.

Come possiamo notare sono molte le manifestazioni culturali che animano la Cremona di Farinacci

Una storia ben conosciuta dunque? Solo per alcuni aspetti, per questo occorre recuperare la memoria artistica e architettonica di quegli anni.

Vanessa Bori

Vuoi rimanere aggiornato su tutte le novità del Primato Nazionale?
Iscriviti alla nostra newsletter.

Anche noi odiamo lo spam.
Ti potrai disiscrivere in qualsiasi momento.

Commenti

commenti

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here