Mussolini_sul_CarsoRoma, 14 gen – Sarà stato pure un Ventennio brutto, sporco e cattivo, ma chissà perché Benito Mussolini, in edicola o in libreria, “tira” sempre. Se ne sono accorti, per esempio, al Giornale, dove da diverse settimane hanno allegato al quotidiano la monumentale opera biografica del capo del fascismo scritta da Renzo De Felice e che costò allo storico reatino, pure partito da solide basi antifasciste, l’ostilità del bel mondo culturale per il reato di oggettività storica. Con il decadere dei diritti d’autore sulle opere di Mussolini (morto nel 1945, esattamente 70 anni fa, tanti quanti servono affinché i testi tornino liberamente disponibili) è probabile che ora anche le librerie torneranno a riempirsi di testi mussoliniani, magari pubblicati da editori sinceramente democratici, pronti a battere cassa e a lavarsi la coscienza con qualche prefazione “in ordine”.

Un primo assaggio lo abbiamo con il diario di guerra scritto da Mussolini nel corso del primo conflitto mondiale. Sugli scaffali se ne trovano già quattro edizioni: una della Leg (pagg. 218, euro 22), con una postfazionemussolini-diario-guerra di Mimmo Franzinelli. Un’altra, che ha per curatore Alessandro Campi, esce per i tipi di Rubbettino (pagg. 336, euro 16). La terza è invece curata dal Mulino e si avvale dell’esperienza storica di Mario Isnenghi. Ma i primi ad aver avuto l’idea della ripubblicazione di questa eccezionale testimonianza storica sono stati quelli delle Ar, con un’edizione arricchita da Illustrazioni di Curzio Vivarelli e Roberto Andreoli e dallo lo scritto “La volontà della fantasia” di Anna K. Valerio (pp. 170, euro 13).

Il diario venne pubblicato sul Popolo d’Italia in quindici corrispondenze dal fronte, non consecutive, tra il dicembre del 1915 e il febbraio del 1917. La pubblicazione venne preceduta dal seguente annuncio, comparso sul numero 357 del quotidiano mussoliniano, datato 25 dicembre 1915, sotto il titolo In trincea coi soldati d’Italia: “Nei prossimi giorni inizieremo la pubblicazione sulle colonne del Popolo d’Italia del ‘Giornale di guerra’ del nostro Direttore Benito Mussolini. È la guerra vista e vissuta giorno per giorno: la guerra con tutto il suo fascino strano e il suo orrore. Sono pagine scritte, assai spesso, mentre crepitavano le mitragliatrici, o tuonavano i cannoni, pagine di verità, senza letteratura. È la vita durissima, bellissima e primitiva della trincea ch’è stata – nella sua quotidiana vicenda – fissata ed esaltata nelle pagine di questo diario di guerra, insieme con la tenacia, la resistenza, la disciplina, e il coraggio dei soldati italiani, destinati alla certa e gloriosa vittoria”. E, in effetti, il cronista di razza Mussolini fornisce un ritratto della guerra che, pur animato da sentimenti patriottici, nulla concede alla retorica o a immagini letterarie, edulcorate, idilliache della vita al fronte.

Per il futuro capo del fascismo, inoltre, dare notizia della sua presenza al fronte era un modo anche per replicare in modo definitivo alla propaganda avversa, che aveva diffuso l’immagine caricaturale, ancora oggi purtroppo rimasta in parte nell’immaginario collettivo, del guerrafondaio che urla “armiamoci e partite”. Era, in realtà, una campagna orchestrata dalla stampa socialista, da Serrati soprattutto, per vendicarsi contro l’ex sodale. La verità è che, come tanti altri interventisti partiti volontari, “Mussolini cercò anch’egli di essere arruolato, ma in un primo tempo non vi riuscì perché era imminente la chiamata della sua classe”, come spiega proprio Renzo De Felice nel primo volume della sua biografia. Fu tale ritardo a generare le malignità socialiste. Mussolini reagì chiedendo all’amico Barzilai, deputato repubblicano, di intercedere: “Dopo due mesi di guerra io aspetto ancora – e invano! – di essere richiamato. La mia opera giornalistica è finita […]. Ora io non sono più una forza, agli effetti della causa interventista, ma una debolezza. Migliaia e migliaia di interventisti hanno fatto il loro dovere arruolandosi come volontari, ma tutti guardano a Mussolini e l’assenza di Mussolini al fronte danneggia la reputazione morale degli interventisti. Sarò dunque costretto, pur di uscire da questa situazione, a disertare e arruolarmi in Francia?”. Ma Barzilai ripeté ancora che la sua classe stava per essere chiamata e che ormai c’era più poco da attendere. Benito Mussolini venne chiamato alle armi come bersagliere il 31 agosto 1915.

Adriano Scianca

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