DisabiliRoma, 14 giu – Una comunità nazionale è tale se fondata su una coesistenza civile dei propri appartenenti che venga caratterizzata non solo dall’univoca aspirazione ad un’idealità radicata e condivisa, ma anche da una solidarietà sentita e non obbligata tra i cittadini. Ciò per intendere, ad introduzione di questo articolo, come l’identità profonda di una Nazione passa per alcune consapevolezze di fondo: la difesa del proprio patrimonio culturale, la difesa della Stirpe che la Nazione ha eroicamente costruito e sacralmente sancito, la difesa del patrimonio artistico e naturalistico – assolutamente unico nel caso dell’Italia -, ma anche la difesa della socialità, intesa come tutela dei soggetti più sensibili e deboli.

E’ l’ovvio riferimento alla maternità, ai padri divorziati, agli anziani, alle persone diversamente abili. Sono note ai lettori de Il Primato Nazionale le ammirevoli battaglie dell’associazione Impavidi Destini nell’ambito del complicato e bistrato mondo della disabilità ed in tale encomiabile solco vogliano dirigersi le nostre considerazioni. Nel corso di successivi articoli, sempre su questa testata, vaglieremo e tematizzeremo, inoltre, specifiche problematiche inerenti tale mondo, ma la quaestio a cui ci rivolgiamo in questa occasione è di natura prettamente culturale. L’approccio dello Stato e del singolo cittadino nei riguardi delle persone che purtroppo vedono la propria esistenza condizionata da seri limitazioni sia di ordine fisico che di ordine cognitivo non può essere relegato nell’ambito della distaccata e stucchevole filantropia. I figli della nostra Patria più sfortunati non sono, in senso altamente affermativo, dei fuori – casta da sopportare, a cui dedicare le briciole dell’assistenza sanitaria, i rimasugli dei bilanci pubblici.


Una comunità nazionale, al contrario, nobilita la propria anima, esalta e cementifica il senso di appartenenza nel combattimento, ma anche nel grado di liberalità che rivolge ai propri fratelli, che pone innanzi ad interessi di evidente secondaria importanza. Tale è la Civiltà di una Nazione. La cronaca parla chiaro, purtroppo. Nell’Italia odierna tale senso di solidale appartenenza è assolutamente assente, negli amministratori come negli amministrati. Vi è una mancanza di rispetto e di reale senso civico nel governo che taglia i fondi per l’auto – sufficienza rivolta ai malati di SLA o di altre disabilità gravissime, nel Ministero della Salute che non garantisce le cure adeguate inducendo molti italiani a recarsi all’estero alla ricerca di un’assistenza dignitosa, nel Ministero dell’Istruzione che non garantisce la sola enunciata integrazione scolastica dei bambini portatori di handicap (è nota la perenne criticità del sostegno), ma anche in molti cittadini che approfittano della Legge 104 non avendone i requisiti oppure non considerando ed oltraggiando le doverose agevolazioni in materia (parcheggi riservati, priorità negli accessi, …). Neanche le nuove realtà politiche che propongono il superamento dell’attuale e decadente sistema politico, alla prova dei fatti, non hanno dimostrato una reale inversione di rotta.

Quanto ha dimostrato la giunta Raggi a Roma, nell’ambito del problema abitativo nel caso della piccola Maria Noemi o degli tagli al bilancio per l’assistenza sociale, o quanto ha dimostrato la giunta De Magistris a Napoli, nell’ambito delle problematiche sorte per il trasporto scolastico, sono la triste riprova di quanto il vento nuovo possa essere anche più maleodorante di quello vecchio. Il senso di appartenenza, pertanto, dovrebbe imporre un senso alla priorità ed in riferimento a tale priorità, che per uno stato civile si configura essere quella per una dignitosa assistenza sociale, si dovrebbe essere consapevoli che la tutela della disabilità debba assumere una condizione di priorità rafforzata. Dinanzi a famiglie che eroicamente affrontano il dramma della malattia e della sofferenza di un proprio congiunto, la civiltà di una Nazione e di uno Stato, degni di tale denominazioni, imporrebbe tale priorità rafforzata nei confronti della quale non debbano esserci vincoli di bilancio, non debbano esserci imposizioni dell’Unione Europea. Dinanzi a ciò non vi dovrebbero esserci falsi profughi da accogliere con la relativa speculazione del sistema dell’accoglienza, come certificato dalla cronaca e dalla magistratura, non dovrebbero esserci false epidemie con relativa regalia di centinaia di milioni ad un’unica casa farmaceutica (la stessa della tangente da 400 mln di lire a De Lorenzo per l’introduzione del vaccino obbligatorio per l’epatite B). Non serve, a tal punto, una mera campagna di denuncia delle storture del sistema, se non supportata da una radicale “palingenesi” di pensiero sul mondo del cosiddetto Terzo Settore, la cui dimensione è vista o come un peso economico per le casse dello Stato o come un’opportunità di speculazione per falsi invalidi e false associazioni di assistenza.

E’ d’obbligo che il diversamente abile non sia più considerato un peso, un numero, una rovina per la comunità: egli è primariamente un fratello e ad un fratello si tende un braccio per aiutarlo e sostenerlo, si offre il proprio scudo per difenderlo, sempre e comunque, perché, prima dei conti, prima delle cure, prima delle procedure amministrative, conta la dignità di un popolo. Delle tante problematiche del settore, scriveremo analiticamente in seguito, ma il messaggio che ci permettiamo di esprimere, per la vicinanza che abbiamo nei confronti di coloro che nelle nostre manifestazioni – solo nelle nostre – sono in prima linea e mai nascosti in qualche poco visibile anfratto è semplice: la Civiltà d’Italia si esprime nella capacità di impegnarsi profondamente e parimenti nella difesa della disabilità quanto nella conservazione di un Caravaggio e quanto nella tutela del Limes della nostra Identità…anche i nostri fratelli diversamente abili sono dei Patrioti.

Luca Valentini

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