Roma, 8 giu – “Tutta la libertà con tutta la civiltà / la sua repubblica / Egli passa all’avvenire / come il più naturalmente repubblicano degli italiani / come il più artisticamente italiano dei repubblicani”. Queste sono le parole che abbiamo l’onore di leggere sopra la tomba di un illustre uomo eroe della nostra Patria: Alberto Mario.

Alberto Mario l’anti-austriaco

Siamo nel 1848. Alberto Mario ha, ormai, quasi 20 anni e ha lasciato la sua città natale, Lendinara (in provincia di Rovigo), per poter studiare all’Università di Padova. Il capoluogo patavino è un fiorente centro di idee politicamente corrette e non. Mario è di indole buona ma sicuramente non è uno che se la manda a dire. Al giovane rodigino gli austriaci non piacciono nemmeno un po’, sono degli invasori in terre cedute con l’inchiostro. Ecco che, quindi, l’8 febbraio 1848 a Padova scoppia un’insurrezione e Alberto Mario non se la perde. Soppressa nel sangue, però, la rivolta mise nei guai moltissimi giovani patrioti tra cui lo stesso Mario che scappò a Bologna.

Padova non è l’unico centro veneto di rivolta. Prima a Bassano del Grappa, poi a Treviso e poi scendendo a Vicenza, l’impronta di Alberto Mario la si trova ovunque. Dopo successive e continue sconfitte, il giovane si ritirò a Milano dove conobbe i due Giuseppe più famosi della storia d’Italia.

I viaggi

Dopo aver condiviso molto tempo e molte idee con Mazzini, Alberto Mario andrà a vivere, per un lungo periodo di tempo, in Inghilterra, a Londra. Ivi il giovane veneto conobbe Jessie White, giornalista locale, per la quale perse letteralmente la testa e, ben presto, i due si sposarono. Mario coltivò la passione per la scrittura ed il giornalismo e diffuse le sue idee risorgimentali anche oltre oceano, in America.

Ritornato in Italia alla notizia della preparazione della spedizione dei Mille, Alberto Mario incontrò Garibaldi in Sicilia e condusse alcune guarnigioni in Calabria. Dopo l’Unificazione, combatté ancora al fianco di Garibaldi nel Nord Italia sul Lago di Garda. Dopo l’annessione del Veneto nel 1866, finalmente, Mario ritornò nella sua Lendinara, finalmente italiana, finalmente libera. Qui, il 2 giugno 1883, Alberto Mario morì. La moglie dedicherà al defunto amato marito la poesia di Carducci citata in apertura.

Tommaso Lunardi

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