Roma, 29 giu – Il 10 giugno 1940 iniziò, per il nostro Paese, uno scontro spaventoso tra potenze che dimostrarono fino a quanto avanti potesse spingersi l’odio per il nemico, per il “diverso”. Nulla a che vedere con quelle che sono le “battaglie per il sociale” odierne, sia chiaro, ma mosse da un forte senso di amor di Patria e di coraggio. Angelo Paolucci fu uno dei primi a cadere per questa nobile causa il 12 giugno dello stesso anno.

L’amore per il mare

Il 6 febbraio 1903, a Roma, Angelo Paolucci venne al mondo e, dopo appena 17 anni, il giovane adolescente si arruolò volontario nella Regia Marina. Inizialmente seguì il corso allievo timoniere passando di grado in grado prima nocchiere e poi, nel 1939, Capo di 1° Classe. Proprio in questa occasione, il soldato romano venne premiato con l’assegnazione del comando della cannoniera Giovanni Berta.

La nave era di stanza a Tobruk ma, dal 24 marzo 1939 al 24 maggio successivo, rimase a Taranto per delle rilevazioni sul Mar Ionio e per altre missioni di monitoraggio.

La prima caduta

Non sappiamo con certezza se fu la prima nave affondata della nostra Marina ma, di certo, quel che sappiamo è che fu una delle prime stragi in mare per l’Italia in guerra. Mentre la nave era di stanza a Tobruk, il 12 giugno 1939, arrivò notizia di una nuova missione, un controllo sulla rotta verso l’Italia e la base navale di Taranto.

Durante il tragitto, verso le 4 di mattina, la cannoniera entrò in zona d’azione di due enormi imbarcazioni: gli incrociatori Liverpool e Gloucester e altri quattro cacciatorpediniere di scorta. Angelo Paolucci ordinò, immediatamente, di aprire il fuoco contro il nemico ma un colpo da 152 centrò in pieno la nave italiana. Il colpo impattò proprio dove si trovava Paolucci e lo polverizzò all’istante.

Dopo pochi minuti, le navi inglesi abbandonarono il combattimento e il Giovanni Berta, ridotto ormai a rottame, ritornò verso Tobruk. Poco prima di attraccare la nave affondò.

In onore di Angelo Paolucci e del suo esempio venne concessa una medaglia d’oro al valor militare: “Comandante della Regia Cannoniera Berta per ben due volte aveva chiesto di essere destinato in missioni rischiose di guerra. Aveva preparato con ogni cura la sua unità al combattimento cercando di trasfondere nei dipendenti il suo alto spirito combattivo. In combattimento navale contro incrociatori nemici, dopo aver reagito immediatamente benché con mezzi impari, al fuoco nemico, cadeva colpito a morte da proiettile mentre prodigandosi in tutti i modi era intento a rendere più efficace l’offesa della sua nave. Esempio luminoso di eroismo, di sereno disprezzo del pericolo e di altissimo spirito combattivo”.

Tommaso Lunardi

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