Roma, 16 mar – Fornire un mezzo motorizzato ai soldati è un elemento di vitale importanza per rendere gli spostamenti di personale, armi e munizioni da un posto ad un altro. Lo aveva capito molto bene Corrado Frera fondatore dell’omonima azienda di motociclette.

“Il tedesco”

Così venne soprannominato Corrado Frera, nato il 23 marzo 1859 a Kreuznach in Germania e, nella sua prima giovinezza, lavorò con il padre nel suo negozio di giocattoli. All’improvviso, però, la famiglia si trasferì in Italia, a Milano. Qui Frera ottenne, per la sua giovane età, la cittadinanza italiana e lavorò nella sua azienda di linoleum e gomme per ciclisti.


Il suo allontanamento dalla madrepatria è dovuto al revanscismo che la sua famiglia di origine francese nutriva nei confronti della Germania. La nazione teutonica, tra l’altro, iniziava a non tenere un buon occhio per coloro che avevano origini d’oltralpe il che rese ancora più vivida la decisione di lasciare la Germania.

Da bottega a punto di riferimento

Milano è stata la casa di grandi progettisti del mondo delle due ruote. Giuseppe Gilera, infatti, produceva le sue moto dal 1910 con un grandissimo successo. Corrado Frera, qualche anno prima – nel 1905 – aprì la sua fabbrica di biciclette. Anche se la sede della Società Anonima Frera, così si chiamava all’epoca, fosse in provincia di Como, attraverso la linea ferroviaria per Milano i prodotti arrivavano in un batter d’occhio anche nel capoluogo lombardo. Non si sa se lo fece per sfida o per sfizio ma anche Frera iniziò a costruire motociclette.

La sua precisione era millimetrica e i capolavori che uscivano dalla sua officina lasciavano tutti a bocca aperta. Da qui ne derivò il soprannome de “Il Tedesco” a sottolineare la maniacalità e precisione del lavoro. I nomi di Frera e di Gilera divennero famosi in tutta Europa, il primao in particolare riscosse prima il successo che coglierà Giuseppe in seguito. Era davvero un punto di riferimento per il mondo delle due ruote.

Le moto con mitragliatrice

Le autorità militari, in vista del conflitto, presero visione dei prodotti a motore e pedale che i costruttori italiani mettevano a disposizione. Il mezzo di Frera fu considerato il migliore e, animato da un forte odio contro la Nazione che l’aveva cacciato molti anni prima, perfezionò un tipo di bicicletta equipaggiata con una mitragliatrice ad hoc. La produzione fu su larghissima scala e si mantenne anche dopo la Grande Guerra. Nel 1928, infatti, la Società Anonima Frera contava 500 dipendenti e 50mila  costruite in un anno oltre che mercati in America del Sud e Cina. Ciò valse a Frera la nomina a Grande Ufficiale della Corona.

La morte e la rinascita

La crisi del ’29 distrusse per sempre questo grande patrimonio del nostro Paese. L’azienda è al tracollo ma Corrado Frera decide di non indebitarsi ulteriormente. Scaduto il suo mandato di presidente, salda i debiti e lascia l’azienda in mano dei successori che, vista l’impossibilità di mantenere la fabbrica la fecero chiudere nel ’36. Corrado Frera morì il 20 marzo 1941 nell’anonimato di quasi tutti. Quasi appunto. Nel 1990, tuttavia, due imprenditori padovani Antonio e Vittorio Fontana comprarono l’azienda e portarono la sede ad Azergrande ed iniziando una grande produzione di biciclette. Da qualche anno lo storico marchio fa parte del gruppo Olympia con sede a Piove di Sacco.

Tommaso Lunardi

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