Roma, 7 set – Leggendo le pagine di storia e soffermandoci su alcuni esempi di soldati che, di propria sponte, rifiutarono le cure per tornare a combattere c’è da restare affascinati, quasi spaventati. Chi, al giorno d’oggi, avrebbe tanto coraggio? Restiamo, per ora, nell’antichità recente. Questa è la storia di Corrado Mazzoni.

Il medico veterinario

La storia di Corrado Mazzoni inizia a Bologna il 12 maggio 1892. La sua vocazione era quella di diventare un medico veterinario, per questo motivo frequentò l’università ottenendo brillanti risultati. Ma nel 1914 la situazione cambiò anche per il provetto studente. Mazzoni, infatti, entrò a far parte della Regia Accademia di Modena venendo, poi, assegnato al 67° Reggimento di Fanteria della Brigata “Palermo” di stanza a Como. La sua prima missione iniziò l’anno successivo.


Tutta la “Palermo”, infatti, si spostò in Val Camonica per difendere i confini dagli austriaci e, poi – sempre con il medesimo fine -, anche sull’Isonzo. Ivi, Corrado Mazzoni fu un partecipante vivo delle offensive condotte da Cadorna sul fiume Isonzo.

L’attacco al Veliki Hrib

Il 23 maggio 1917, mentre la “Palermo” era di stanza sul Monte Santo a Gorizia, si distinse in combattimento ottenendo un encomio solenne l’indomani dell’accaduto. Ma non c’era tempo per i convenevoli. L’XI battaglia dell’Isonzo sarebbe iniziata per un attacco condotto proprio dalla “Palermo” verso la fine di agosto del 1917.

Il 29 agosto 1917, infatti, infuria lo scontro. Dopo ore di combattimento in trincea, Corrado Mazzoni esce e cerca il conflitto a uomo. Gli austriaci accerchiano il giovane bolognese e lo feriscono gravemente: astuto, riesce a scampare alla cattura. Arrivato al campo rifiuta le cure, dando spazio ai suoi compagni. Chiede solo dei punti di sutura per evitare infezioni e si prepara alla battaglia. Il giorno successivo, brandendo il pugnale, Mazzoni si scaglia sui nemici ma due colpi di fucile gli perforano l’addome. Stremato e ferito mortalmente, il coraggioso soldato cade a terra esanime.

Corrado Mazzoni morirà nel trasporto alla tenda dei feriti. In suo onore gli è stata concessa la Medaglia d’Oro al Valor Militare: “Guidava ripetutamente all’assalto la sua compagnia, dimostrando slancio e coraggio mirabili. Ferito ed accerchiato dal nemico in forze preponderanti, riusciva, nonostante le rilevanti perdite subite, ad aprirsi un varco con bombe a mano ed a sfuggirgli. Il giorno dopo, lanciatosi ancora all’assalto, benché ferito una seconda volta da una pallottola alla gamba, proseguiva animosamente nell’azione e penetrava valorosamente, per primo, nella trincea avversaria, dove veniva colpito nuovamente, e a morte, da due pallottole al petto”.

Tommaso Lunardi

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