Roma, 11 ago – Il volo aereo è stato, fin dal principio, un motivo di assoluto interesse per i primi pionieri europei. Gli italiani, in particolare, hanno svolto un ruolo di primaria importanza in tutto ciò. Anche Enrico Comani è stato un grande pioniere del volo, il primo in Italia ad ottenere la licenza per il “volo cieco”.

Enrico Comani il maestro del volo

Enrico Comani potrebbe essere definito tranquillamente il “docente” teorico del volo. Entra a far parte dell’accademia aeronautica a 20 anni esatti, nel novembre del 1926. Perito tecnico nello studio delle telecomunicazioni, fu molto agevolato nel suo lavoro di comunicatore all’interno delle stazioni di volo. Divenne anche pilota negli anni a seguire, la sua bravura lo manderà anche fuori dall’Italia – in Germania, per la precisione – e studiò a Celle. Fu il primo italiano, come già detto, ad ottenere la licenza per il “volo cieco”.

Per questo motivo, Enrico Comani venne assegnato alla neonata Scuola di Volo Senza Visibilità e si interessò in prima persona all’insegnamento della disciplina alle nuove reclute. Ma Comani era anche un esperto conoscitore della tecnica di un velivolo. Per questo motivo, lavorò con l’aviatore ed asso Mario Stoppani alla realizzazione dell’abitacolo dell’idrovolante CANT Z.506 o Airone.

La morte tra gli squali

Enrico Comani era un ottimo secondo pilota secondo le fonti dell’epoca. Durante un lungo volo di prova tra Durban, in Sudafrica, e l’isola di Fernando de Noronha, in Brasile, il suo aereo fu vittima di un’avaria. I 5 membri dell’equipaggio dovettero sfuggire alle fiamme dell’aereo gettandosi in mare. Attratti forse dal sangue delle ferite dei piloti, ben presto decine di squali accerchiarono i nostri aviatori. Uno solo si salvò dall’attacco dei pescecani: Mario Stoppani, amico e collega di Comani.

In onore del soldato ed aviatore italiano, l’Aeroporto militare di Latina porta il nome di Enrico Comani.

Tommaso Lunardi

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