Roma, 21 lug – Il Risorgimento italiano è uno dei periodi della nostra storia più affascinanti. Malgrado qualche patriota fosse intrigato in legami non esattamente “conformi” rispetto all’epoca, si tratta di personaggi che, con il loro sangue, hanno scritto il nome dell’Italia ed hanno dato colore alla nostra splendida bandiera.

Il cacciatore milanese

I Cacciatori delle Alpi furono, in particolare, un reparto o, per meglio dire, una brigata di volontari che colpirono l’interesse comune per l’ardimento ed il coraggio. Il personaggio di cui si parlerà oggi fu anche lui membro di questa brigata. Siamo ad Affori, un quartiere di Milano dove, il 13 settembre 1829, venne alla luce Filippo Magliavacca. Costui era un personaggio di grande preparazione e con una testa, per così dire, davvero “fina”. Dopo aver terminato gli studi a Pavia frequentò l’università nella stessa città laureandosi in legge.


A Milano era periodo di rivolte. Il ’48 è arrivato ed il capoluogo lombardo inizia cinque giorni di protesta e di autogoverno che passeranno alla storia con il nome di “Cinque Giornate di Milano”. Filippo Magliavacca vi partecipò e si iscrisse alla Legione degli Studenti scalando i gradi fino ad ottenere il titolo di luogotenente. Giuseppe Garibaldi in persona notò il giovane soldato milanese e lo tenne d’occhio. E fece bene. Di lì a pochi anni, infatti, entrò a far parte dei succitati Cacciatori delle Alpi. Per il coraggio dimostrato in battaglia venne decorato con il grado di Capitano.

La morte a Milazzo

Filippo Magliavacca non aspettò altro quando Giuseppe Garibaldi gli propose, a Genova, di partire con lui ed altri patrioti alla volta della Sicilia. Si imbarcò sulla nave Washington e arrivò in Sicilia l’11 di giugno. La sua avventura in terra sicula fu breve ma intensa. Venne promosso capitano per il coraggio e l’ardimento dimostrato in battaglia ma non poté sfuggire alla Sorte avversa.

Il 20 giugno 1860, infatti, durante la Battaglia di Milazzo, venne colpito a morte e cadde stramazzato al suolo. Quello di Magliavacca è un esempio che viene definito dagli storici moderni come “un bell’esempio da porsi innanzi alla nostra italica gioventù”.

Tommaso Lunardi

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