Roma, 22 giu – La battaglia di mezzo giugno fu uno scontro che si consumò nel Mediterraneo tra il 12 ed il 16 giugno 1942. Le flotte e le aeronautiche italiane e tedesche riuscirono a tenere testa alla Royal Navy inglese e alle truppe australiane e polacche che pattugliavano l’area. Tuttavia, non tutti tornarono vivi da quella settimana di scontri.

L’audace parmigiano Giorgio Compiani

Siamo a Parma, il 15 ottobre 1915. La prima guerra mondiale infuria nel Nord Italia ma, nella città emiliana, è festa in casa Compiani. Giorgio Compiani venne alla luce in un periodo funesto, travagliato per la storia d’Italia. La sua giovinezza fu segnata dalla guerra, dagli scontri civili tra rossi e neri e da tutte le controverse facce dei primi anni del fascismo in terra emiliana.

Tuttavia, Compiani – nel febbraio 1936 – compì il grande passo e decise di arruolarsi nella Regia Aeronautica una volta terminati gli studi nella vicina Reggio Emilia. Nel giro di pochi mesi venne mandato in Veneto, a Padova per la precisione, in rinforzo alle truppe del 21° Stormo. Non attese altre chiamate prima di offrirsi volontario per la Spagna durante la sanguinosa guerra civile combattuta tra i nazionalisti ed i repubblicani. Tornato in Italia dopo il 1938, Giorgio Compiani continuò il suo percorso di formazione ottenendo la nomina a sergente maggiore e frequentando la scuola per bombardieri.

Ma quale malattia

Giorgio Compiani venne assegnato alla 252° Squadriglia del 46° Stormo pronto a partire per lo scenario della guerra in Libia. Tuttavia, la sua trasferta nel deserto sembrava compromessa a causa di una grave ulcera duodenale. Per questo motivo, il giovane pilota venne fatto rientrare in Patria. Compiani non voleva perdersi lo scontro e la gloria e, per questo motivo, finse di essersi rimesso e ordinò ai medici di non operarlo.

Nel giro di pochi giorni lo ritroviamo ancora in Libia, il 14 giugno 1942. Quel giorno decollò assieme al tenente Mario Ingrellini per distruggere la portaerei inglese Eagle. La portaerei, però, era dotata di un’ottima antiaerea che colpì il velivolo dei due eroi italiani.

Compiani e Ingrellini trovarono la morte in mare ed, in loro onore, venne tributata loro la medaglia d’oro al valor militare. Su quella di Giorgio Compiani leggiamo: “Capo equipaggio di aerosilurante rifiutava il ricovero in ospedale e, benché sofferente per grave malattia, chiedeva di partecipare ad una azione particolarmente rischiosa contro un convoglio nemico potentemente scortato. Prima di partire lasciava uno scritto al proprio comandante affermando che non avrebbe lasciato il cielo della battaglia se non dopo aver colpito la nave portaerei segnalata. Avvistata la formazione navale nemica si portava all’attacco dell’obbiettivo prescelto e non desisteva pur in mezzo al violento fuoco delle armi contraerei delle navi e di quelle degli apparecchi da caccia nemici. Sganciato il siluro contro la portaerei da distanza ravvicinata e colpitala gravemente, ormai certo che il proprio mezzo non gli avrebbe consentito di tornare alla base perché seriamente danneggiato, si lanciava contro la fiancata di altra unità da guerra nemica in un ultimo sublime olocausto.

Tommaso Lunardi

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