Roma, 14 lug – Se si pensa alla figura di Daniele Manin, immediatamente viene in mente l’immagine del Veneto, di Venezia e le città limitrofe. Al massimo, possiamo considerare anche Trento, una delle ultime roccaforti di italianità. Ma raramente ci si interessa del Risorgimento friulano e sì che una terra come il Friuli – Venezia Giulia è stata al centro delle dispute internazionali del secolo successivo.

Una testa fina

Giovanni Battista Cavedalis nacque a Spilimbergo in provincia di Pordenone, all’epoca sotto il dominio dell’aquila d’Austria. La sua famiglia era molto rispettata, il padre era un avvocato divenuto poi podestà e sindaco del proprio paese. Il fratello era un ingegnere ma Cavedalis non era della stessa indole. Frequentò, infatti, la scuola militare di Modena uscendone con il grado di primo tenente di artiglieria. Per sei anni, poi, Cavedalis entrò nelle fila dell’esercito austriaco ma la sua spiccata italianità lo portò a lasciare l’arma per seguire la vita da ingegnere. Giovanni Battista Cavedalis era molto abile nella mansione di costruttore e di tecnico e divenne uno dei più importanti costruttori di idrovie e di ferrovie in tutte e tre le Venezie. A suo nome troviamo opere in tutto il Friuli oltre che nelle provincie di Rovigo, Belluno e Treviso.


Cavedalis costruì anche importanti viadotti per rendere coltivabile un’ampia zona di terra limitrofa ad Udine e creando così nuovo terreno fertile per le industrie agricole. Lavorò alla costruzione di molte ferrovie, la principale per la quale viene riconosciuto è quella che collega Venezia a Vienna passando per Udine. Un’opera di inaudito valore e di importanza strategica dirompente.

Innamorato del tricolore

Nel 1848 infuriarono i motti in tutto il Paese e il Nord-Est non ne fu escluso. Venezia insorge e a Vienna si inizia a discutere circa la creazione di una Costituzione che possa venire incontro alle esigenze di Manin. Giovanni Battista Cavedalis decise di far entrare definitivamente il suo nome nella leggenda. Abbandonò il suo ricchissimo lavoro e raggiunse Daniele Manin al capoluogo. Ritornò poi nella terra natìa con la voglia di condurre, assieme ai compagni, il Friuli all’indipendenza dall’Austria, vista – ormai – come una Nazione invasore. La rivolta a Udine, però, venne sedata nell’aprile dello stesso anno e Cavedalis venne cacciato.

Si rifugiò a Venezia dove venne posto a capo del Ministero della Guerra. Fermamente anti – austriaco quanto anti – piemontese, Giovanni Battista Cavedalis propose una misura di governo che permettesse ai “popoli di liberarsi prima, e di scegliere il tipo di governo poi”. Dopo la caduta del governo veneziano, Cavedalis volle essere condannato come i suoi colleghi all’esilio. Lo stato austriaco, infatti, aveva deciso di chiudere un occhio per quell’ingegnere che di infrastrutture e di miglioramenti ne aveva apportati a bizzeffe. Ma Cavedalis non lo ritenne corretto. Alla fine venne riammesso a lavorare in ferrovie anche se i malocchi continuarono. Morì nel suo paese natale il 16 luglio 1878.

Viene ricordato come colui che fu “dopo Manin, il principale suscitatore, l’organizzatore sagace, il propugnatore indomito, instancabile, di ogni energia nella lotta gigantesca di Venezia contro il formidabile impero austriaco”.

Tommaso Lunardi

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