Roma, 25 mag – Furono moltissimi i valorosi soldati che diedero la vita per la difesa del Mar Mediterraneo. Il nostro bacino, infatti, era pullulante di nemici, di navi e di sommergibili alleati e i nostri soldati cercarono di contenere al massimo delle loro forze l’avanzata nemica per mare. Giuseppe Caito perse la vita nel disperato tentativo di raggiungere l’estremo oriente e di ottenere un appoggio giapponese.

Un uomo di mare

Giuseppe Caito, nacque il 2 gennaio 1906 a Trapani da una agiata famiglia locale. Ben presto, però, il fervente spirito patriottico lo portò ad arruolarsi in Marina frequentando la Regia Accademia di Livorno ed uscendone, come molti altri suoi colleghi, con il grado di guardiamarina.


Allo scoppio della seconda guerra mondiale, Caito venne affidato al sommergibile Narvalo di stanza al porto di Lero, nel Dodecaneso. Il sommergibile, tuttavia, non era così ben attrezzato e, dopo alcune battaglie poco concludenti – in una di queste stava per essere addirittura affondato – venne assegnato all’utilizzo di trasporto armi per la Libia. L’unico atto di probabile vittoria fu quello del settembre 1941 quando il Narvalo entrò in rotta con una nave avversaria e le scagliò contro due siluri.

Da sottacqua a sopra l’acqua

Giuseppe Caito terminò il suo servizio al Narvalo e venne affidato, per circa un anno, a servizio di un cacciatorpediniere venendo promosso capitano di corvetta. Fu dopo questa promozione che venne affidato al Tazzoli che ormeggiava alla base francese di BETASOM di Bordeaux. Il compito dell’equipaggio del Tazzoli era quello di raggiungere i porti del sud est asiatico sotto il controllo giapponese e di portare armi e munizioni in cambio di supporto navale e logistico alla flotta italiana.

Il Tazzoli non arrivò mai a destinazione in quanto, il 24 maggio 1943, colpì una mina sul Golfo di Biscaglia. In onore del capitano Caito venne concessa la medaglia di bronzo al valor militare: “Ufficiale superiore animato da elevato sentimento del dovere, nel secondo e terzo anno del conflitto 1940-43, al comando di sommergibile e quale comandante in 2ª di cacciatorpediniere, effettuava numerose missioni di guerra in acque particolarmente contrastate dall’avversario. In ogni circostanza assolveva il proprio compito con coraggio, perizia professionale ed elevato spirito combattivo. Designato per rischiosissima impresa al comando di sommergibile oceanico, non rientrava alla base, immolando la propria esistenza per la maggior gloria della Patria“.

Tommaso Lunardi

Commenti

commenti

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here