Roma, 3 ago – La formazione politica di Manlio Morgagni fu molto influenzata dalla figura paterna. Il padre era un fervente mazziniano e, ben presto, anche Morgagni iniziò ad aderire alla visione paterna. La famiglia divenne molto illustre nel corso degli anni. Basti pensare che il fratello di Manlio, Tullo Morgagni, fu la mente alle spalle della realizzazione del Giro d’Italia. Morgagni divenne, in breve tempo, un convinto socialista ma, al contempo, era anche persuaso che l’entrata in guerra dell’Italia fosse necessaria.

Fascista della prima ora

Per questa ragione, Manlio abbandonò la sua iniziale vicinanza al Partito socialista per avvicinarsi al neocostituito movimento di Benito Mussolini e al suo giornale Il Popolo d’Italia. Divenne, da quel momento, un amico intimo di Mussolini e della sua compagna, Rachele Guidi.


Alla fondazione del movimento politico dei Fasci Italiani di Combattimento, Manlio Morgagni vi si avvicinò subito e vi aderì. Alcune fonti lo annoverano, addirittura, tra i personaggi che hanno fondato lo stesso movimento e che erano presenti in Piazza San Sepolcro. In quegli anni lasciò l’incarico di direttore amministrativo del Popolo d’Italia ad Arnaldo Mussolini per potersi dedicare alla pubblicità.

Manlio Morgagni e l’Agenzia Stefani

Ricoprì cariche importanti nella Milano degli anni ’20, compreso quello di responsabile dell’abbellimento della città. Lavorò alla realizzazione di una “versione illustrata” del Popolo d’Italia in modo tale che fosse fruibile anche ai più giovani e ai cittadini di estrazione cultura più modesta. Lavorò e ricoprì cariche di rilievo anche presso l’Agenzia Stefani. Negli ultimi anni di vita, Morgagni venne eletto senatore del Regno d’Italia.

La sua morte si fa risalire al 26 luglio 1943 quando, alla notizia dell’arresto di Benito Mussolini, Morgagni decise di suicidarsi. “Muoio col tuo nome sulle labbra e un’invocazione per la salvezza dell’Italia” così termina il messaggio che Morgagni lasciò a Mussolini, un uomo che per lui aveva fatto tanto sia a livello di guida politica sia a livello di pura e sincera amicizia.

Tommaso Lunardi

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1 commento

  1. Eroe? un uomo strano invece ” sempre in cerca di quattrini” come ebbe a dire Rachele. Vigliacco alla morte “Mio Duce! L’esasperante dolore di italiano e di fascista mi ha vinto!” il giorno del suo arresto. Inviso al Farinacci, per non dire malsoppotato da tutti gli altri, “Ti ho servito, un tempo, come amico, ho proseguito a farlo, con passione di gregario sempre con devozione assoluta.” diceva il suo eroe, caro Lunardi, insomma un leccac..o, fino alla fine

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