Roma, 13 lug – Un manifesto degli anni ’30 mostrava la rotta della famosa Crociera Aerea Transatlantica. Si trattava di un’esperienza assolutamente unica e riservata, ovviamente, solo a personaggi di altissimo rango sociale ed economico. Il capitano in capo fu Italo Balbo, il massimo esponente dell’aviazione italiana, ma il suo braccio destro fu sicuramente Mario Martucci.

Dapprima fante

La Regia Aeronautica fu una scoperta recente per il nostro esercito. Anzi, l’aeronautica in generale è una scoperta relativamente recente per ogni esercito mondiale. Si pensi che, all’inizio della sua storia, in Italia i piloti d’aereo erano, per lo più, soldati presi da altri reparti (Baracca era un cavaliere da cui il simbolo del cavallino rampante). Anche Mario Martucci, nato a Salerno il 20 giugno 1892, era un artigliere ma aveva la grande passione per il volo.

Martucci, di conseguenza, venne scelto come membro del reparto di osservatori d’aeroplano istituito nel 1915 l’indomani dell’entrata in guerra dell’Italia. Poco dopo, però, divenne aviatore e venne affidato, inizialmente, alla 1° Squadriglia per poi passare alla 41° con il grado di capitano. Nel novembre 1916, Mario Martucci venne promosso a comandante della stessa per poi ottenere il grado di comandante di gruppo. Da questo momento venne assegnato al XII Gruppo Aeroplani e successivamente al XX.

Il dopoguerra e la malattia

Eppure, Mario Martucci il brevetto di aviatore lo ottenne solo molto tempo dopo. Terminò l’esperienza bellica con due medaglie, una di bronzo e una d’argento, e decise di studiare a Torino per ottenere il certificato di “Costruttore Aeronauta”. Dopo di che ottenne il brevetto di pilota il 2 luglio 1925 e partecipò a numerose missioni aeree salendo di grado fino a venir promosso a generale di brigata aerea.

La sua avventura si spense con la sua vita il 26 settembre 1933, lui che era passato dal pilotare gli aerei ad insegnare la tecnica, anzi, l’arte del volo alle giovani leve.

Tommaso Lunardi

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