Roma, 24 mar – Le insurrezioni del Risorgimento italiano furono portate avanti non solo dal popolo ma anche da grandi uomini di potere, letterati e alcuni nobili che misero da parte, per un momento, il loro orgoglio e diedero tutto l’aiuto possibile con i mezzi a loro disposizione.

Una famiglia illustre

Pietro Minneci nacque il 25 agosto 1826 a Messina da una nobile e rinomata famiglia siciliana. Il padre, Lino, studiò legge e divenne da prima notaio e poi, dimostrando grande conoscenza in campo di legge e giurisprudenza, divenne giudice del tribunale di Messina. Il nonno era professore di etica e giudice della Regia Gran Corte delle Due Sicilie mentre la nonna materna era una discendente dei baroni di Nasari. La nobiltà e la cultura si fusero insieme agli ideali rivoluzionari nel giovane Pietro che divenne uno dei più famosi garibaldini nella sua città.

I moti del ’48

Scoppiati i moti rivoluzionari del 1848 contro il governo borbonico, Pietro Minneci partì volontario con le truppe insurrezionali prima a Messina e poi in Calabria. I Borboni repressero la rivolta in Calabria ma in Sicilia, per più di un anno, il tricolore unito alla Trinacria sventolò. Pietro Minneci venne nominato sottotenente dell’Esercito Rivoluzionario e lo guidò anche nella battaglia contro i Borboni nelle battaglie del maggio 1849 per la difesa di Palermo e di Catania. Dopo la sconfitta dei rivoltosi, i reggenti del governo siciliano vennero mandati in esilio a Malta mentre Minneci venne segregato ad Ustica. Ma non finì così l’avventura.

Il sobillatore

Nel marzo 1859 Minneci chiese aiuto a Raffaele Villari ed ad altri compagni patrioti per combattere i Borbone come “clandestini”. Agì a Palermo nei mesi di novembre e dicembre del 1859, in particolare, diffuse le idee liberali e risorgimentali per creare terreno fertile per una prossima liberazione garibaldina. Tuttavia venne scoperto e messo in carcere fino all’arrivo dei Mille. Garibaldi liberò il rivoluzionario messinese e lo mise agli ordini del generale Medici della Legione Garibaldina. La sua carriera fu in rapida ascesa. Si distinse nella battaglia di Milazzo e venne, per merito, inquadrato nel Corpo dei Carabinieri Reali di Sicilia. Nella sua permanenza nell’esercito garibaldini scrisse: “Canto dei legionari garibaldini” e “Preghiere varie”. Pietro Minneci morì il 21 marzo 1873 nella sua Messina.

Tommaso Lunardi

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