Roma, 25 ago – Non sarà mai conclusa la lunga lista di personaggi più o meno influenti che, nel corso della storia, hanno dato grande contributo allo sport e alla Nazione. Alcuni di questi personaggi morirono in guerra, altri furono più fortunati e riuscirono a tornare coperti di onore e di fama. Silvano Abba non fu altrettanto fortunato e, nel ’42, trovò la sua fine.

Il primo italiano sul podio del Pentathlon

La storia di Silvano Abba si apre con un lutto. Il padre, infatti, morì sulle Alpi nel corso della prima guerra mondiale quando Abba non aveva ancora compiuto 7 anni. La madre era una maestra di scuole elementari in quel di Rovigno. La vita era molto dura nella città croata ancora sotto il dominio dell’Impero Austro-Ungarico. Un territorio di confine che, ben presto, divenne parte integrante del Regno d’Italia. Silvano Abba, comunque, venne mantenuto a lungo dalla madre che lo invitò, in maniera piuttosto forzata, a proseguire gli studi. L’ingresso alla Regia Accademia di Modena non minò una delle sue grandi passioni di, il Pentathlon. Dopo aver terminato gli studi militari ottenendo il grado di sottotenente, frequentò altri corsi prima di entrare nel 10°Reggimento “Lanciatori di Vittorio Emanuele II”.


Si giunge, così, al 1936 ed alle Olimpiadi di Berlino. Il miglior risultato di Silvano Abba fu un terzo posto nel pentathlon moderno, il miglior risultato mai ottenuto da un atleta italiano nella disciplina. La leggenda di Silvano Abba era appena nata.

La guerra in Spagna ed il sacrificio in Russia

Una figura del calibro di Abba non poteva non partecipare come volontario alla Guerra di Spagna. Anche in questo caso, primeggiò in varie occasioni di combattimento tra le quali le trionfali entrate a Mazaleon, Gandesa e Tortosa. L’entrata in guerra dell’Italia significò solo una cosa: il rientro in Patria. Abba partì per le prime missioni nel 1941 sul fronte Jugoslavo (non prima, però, di aver vinto la coppa Ceccarelli ed il titolo italiano di pentathlon). La sua avventura terminò di lì ad un anno.

Come moltissimi altri soldati, infatti, Silvano Abba partì con il CSIR alla volta dell’URSS. Il 24 agosto 1942, a Isbuscenskij, condusse il suo reparto a servizio dell’8° Armata contro il nemico. La sua fu l’ultima vera offensiva condotta a cavallo da un esercito occidentale nella storia. Abba morì valorosamente sul campo di battaglia. A lui venne concessa la medaglia d’oro al valor militare: “Comandante di squadrone, di eccezionale valore, in giornate di cruenta battaglia, mentre altri reparti agivano a cavallo, sui fianchi del poderoso schieramento nemico, col proprio squadrone appiedato si impegnava frontalmente, attaccando munite posizioni avversarie. Conquistata d’un balzo, in un furioso corpo a corpo una prima linea, difesa da numerose mitragliatrici, si lanciava nuovamente alla testa dei suoi cavalieri, contro lo schieramento successivo. Ferito una prima volta e stramazzato al suolo, si rialzava con indomita energia, e procedeva all’annientamento di ulteriori centri di fuoco nemici, decidendo così dell’esito vittorioso di un’epica giornata. Nell’ultimo superbo scatto, colpito per la seconda volta, a morte, cadeva da prode sul campo. Fulgido esempio di eroismo e di ogni virtù militare”.

Tommaso Lunardi

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