Roma, 14 lug – Il biennio rosso fu un periodo molto teso, pericoloso, dove la morte poteva giungere da qualsiasi parte. Molti valorosi soldati persero la vita in questi scontri che animarono la storia della nostra penisola. Fra questi vi era anche un giovane soldato di Faenza: Tommaso Gulli.

Dalla Calabria alla Romagna

Malgrado sia nato a Faenza, la sua famiglia era originaria della Calabria. I motivi per cui la famiglia Gulli abbia abbandonato il meridione non sono stati resi noti, si pensa che il nucleo si sia spostato per motivi economici in cerca di una sistemazione migliore al nord Italia.


Tommaso Gulli, però, decise di seguire la carriera militare. Lui, che era classe 1879, ebbe tutto il tempo di seguire con la dovuta calma la preparazione alle armi. Si arruolò presso l’Accademia Navale di Livorno agli inizi del 1900 e ne uscì con il grado di guardiamarina. Gulli venne assegnato all’incrociatore Carlo Alberto, una nave leggendaria che fu presente in Inghilterra e in Russia per incarichi ufficiali ma venne anche usata da Marconi per alcuni suoi esperimenti.

Il soldato delle cento guerre

Tommaso Gulli divenne un personaggio di non indifferente fama nel momento in cui venne mandato in Cina con la Legazione italiana a combattere la guerra dei Boxer. Rimase a Pechino ben 2 anni, periodo durante il quale ebbe modo di partecipare anche a molte missioni di esplorazione.

Gulli prestò servizio poi durante la Guerra di Libia per tenere sotto tiro la costa africana dalle milizie nemiche. Venne, poi, assegnato alla nave da battaglia Regina Margherita che, durante la prima guerra mondiale, fu vittima di un affondamento a causa di alcune mine. Fu uno dei pochi a salvarsi da quel disastro nel quale morirono più di 600 persone.

Dopo la Grande Guerra, Tommaso Gulli venne mandato a Spalato, in Dalmazia, per controllare la zona di confine con la neonata nazione jugoslava. Nella cittadina, infatti, era scoppiata una rivolta data la presenza della nave italiana in acque jugoslave. L’odio verso gli italiani si affermò e gli scontri e le provocazioni aumentavano.

In una di queste dispute, Tommaso Gulli venne colpito a morte assieme al fuochista Aldo Rossi. Moriva così un personaggio di fondamentale rilievo nella storia del Biennio Rosso. In suo onore gli venne concessa la medaglia d’oro al valor militare: “Comandante della Regia Nave Puglia a Spalato, avendo avuto notizia che i suoi ufficiali erano assaliti da una folla di dimostranti, si recava prontamente a terra con motoscafo, consciamente esponendosi a sicuro rischio di vita, col solo nobile scopo di proteggere e ritirare i suoi ufficiali. Fatto segno a lancio di bombe e scarica di fucileria, benché ferito a morte, nascondeva con grande serenità di spirito la gravità del suo stato e, con contegno eroico e sangue freddo ammirabile, manteneva l’ordine e la disciplina fra i suoi subordinati, evitando che nell’eccitazione degli animi il MAS con cannone e poi la Puglia colle artiglierie usassero rappresaglia. A bordo sottoposto ad urgente operazione chirurgica, moriva poco dopo, fulgido esempio di alte virtù militari”.

Tommaso Lunardi

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