Roma, 10 giu – Mario Daverio nacque l’11 dicembre 1908 a Cameri, un comune del novarese. Dopo gli studi da geometra ottenne il brevetto di pilota civile. Arruolatosi nel Regio Esercito, conseguì il brevetto di pilota militare alla Scuola Militare di Caselle. Il mito era nato, ormai, e si stava per consolidare.

Cinque giorni dopo l’entrata in guerra dell’Italia, infatti, Mario Daverio ottenne una Croce di guerra al valor militare. L’aviatore bombardò gli aeroporti di Cannet des Maures e di Cuers Pierrefeu distinguendosi particolarmente in quanto “concorreva valorosamente ad azioni di mitragliamento e caccia su lontane basi nemiche”. Daverio distrusse ben quattro velivoli nemici durante l’aspra offensiva.


Ottenuta l’abilitazione per pilotare gli Stuka, fu invito a Lecce e combatté anche sul fronte greco dove si distinse valorosamente. Grazie alle sue azioni particolarmente audaci Daverio venne decorato con due medaglie d’argento al valor militare: “Pilota da bombardamento a tuffo, partecipava a numerose ardite azioni di guerra su muniti obiettivi nemici portando sempre a termine, con risultati efficientissimi, rischiose missioni di bombardamento. In audaci azioni di mitragliamento a volo radente, con il velivolo più volte colpito da vivace reazione contraerea, persisteva nelle azioni intraprese sino all’esaurimento delle munizioni di bordo, dimostrando tenace spirito combattivo e supremo sprezzo del pericolo” e “valoroso pilota di velivolo da bombardamento a tuffo, già precedentemente distintosi, incurante dell’intenso fuoco contraereo, affrontava una torpediniera nemica che centrata, affondava. Eseguiva quindi il mitragliamento a volo radente di alcuni idrovolanti alla fonda, riuscendo a danneggiarli in modo grave”.

All’inizio di maggio del 1941, Mario Daverio fu trasferito a Derna a presiedere la difesa della colonia libica. Un mese dopo, l’8 giugno, mentre stava portando a termine l’ennesima vittoriosa azione offensiva, il suo aereo venne colpito dalla contraerea alleata che lo danneggiò gravemente. Il velivolo iniziò a precipitare rovinosamente. Nonostante tutto, scaricò i suoi proiettili sul nemico mentre continuava a precipitare e, dopo aver sganciato tutte le bombe che aveva a bordo, impattò al suolo morendo nell’esplosione del suo mezzo.

Per questa azione eroica e audace, Mario Daverio venne decorato con un’altra medaglia d’argento: “Pilota di grande abilità, bombardava e mitragliava a volo radente, con successo, obiettivi di grande importanza. Durante un bombardamento avendo avuto l’apparecchio colpito, con ammirevole calma, comunicava di avere l’incendio a bordo ed anziché trovare salvezza nelle vicine linee nazionali, persisteva nella fase critica del tuffo, fino allo sgancio regolare del carico esplosivo. Subito dopo l’apparecchio si abbatteva al suolo in preda alle fiamme”.

Tommaso Lunardi

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