Roma, 8 feb – Marco Bussetti l’attuale ministro dell’Istruzione ha le idee chiare per quanto concerne la necessità di parlare agli studenti della tragedia delle Foibe.
E di sé, dice: “Sono un cultore dell’autonomia scolastica. E nel pieno rispetto delle prerogative di docenti e dirigenti scolastici, mi auguro che si possa offrire agli studenti una piena conoscenza di questa dolorosa pagina della storia italiana. Gli studenti potranno trarre utili insegnamenti per sviluppare un’autentica cultura del rispetto dell’altrui identità.”
Le parole sembrano venire in risposta ad alcune accese polemiche che, in prospettiva del 10 febbraio “Giorno del ricordo” dedicato alle vittime dell’esodo istriano, si sono susseguite per il Paese.
Tra di esse, ricordiamo la decisione del sindaco di Roma Virginia Raggi che ha prima “demandato” all’Anpi il compito di parlare delle foibe nelle scuole romane salvo poi rendersi conto del macroscopico errore e affidare tale missione ai discendenti degli esuli istriani.
“Trovo incomprensibile qualsiasi atteggiamento di chiusura rispetto a eventi, incontri, dibattiti, proiezioni di film e quant’altro possa contribuire a favorire la conoscenza di quei fatti. Parlare delle persecuzioni contro gli italiani non è propaganda politica ma un dovere morale oltre che una necessità didattica per conoscere e comprendere il corso della Storia”.
E se in maniera “allarmante” in Friuli Venezia Giulia si diffonde una sorta di “nostalgismo” e revisionismo pro-partigiani titini, Bussetti ha le idee chiare sul significato di tale esigenza didattica: “Nel caso delle foibe e delle persecuzioni anti-italiane sul confine orientale, abbiamo il dovere di ricordare una vicenda particolarmente dolorosa e cruenta del Novecento. Migliaia di persone furono uccise in quanto italiane, senza colpa. Per lo stesso motivo, centinaia di migliaia di uomini e di donne hanno dovuto abbandonare quelle terre e tutto quello che avevano per rifugiarsi all’interno dei nuovi confini nazionali. Una catastrofe. Cancellare o minimizzare questa vicenda storica significa oltraggiare nuovamente le vittime di allora e i loro discendenti. Non sarebbe giusto”.

Ilaria Paoletti

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