fori imperialiRoma, 18 ott – A Roma si continua a discutere sul progetto di pedonalizzazione integrale di via dei Fori Imperiali voluto dall’ormai ex sindaco Ignazio Marino.

Al momento è off limits solo per le auto e parzialmente per i taxi, mentre i mezzi pubblici la percorrono totalmente: se da una parte tale progetto segnerebbe una svolta in direzione di una grande valorizzazione del patrimonio storico e culturale della città, dall’altra va ricordato che sino ad ora la pedonalizzazione integrale dell’area è stata impedita dalle oggettive difficoltà nel trovare alternative viarie e nella riorganizzazione del trasporto pubblico in quanto tale totalizzazione della chiusura del traffico rappresenterebbe un colpo durissimo alla viabilità.

I Fori Imperiali rappresentano una grande testimonianza del nostro passato: sono costituiti da una serie di piazze monumentali edificate nel corso di un secolo e mezzo (tra il 46 a.C. e il 113 d.C.) nel cuore della città di Roma da parte degli imperatori.
Di essi non fa invece parte il Foro Romano, ossia la vecchia piazza repubblicana, la cui prima sistemazione risale all’età regia (VI secolo a.C.) e che era stato per secoli il centro politico, religioso ed economico della città, ma che non ebbe mai un carattere unitario: con Cesare e Augusto, la costruzione della Basilica Giulia e il rifacimento della Basilica Emilia, che delimitavano i lati lunghi della piazza, diedero tuttavia al Foro una certa regolarità.
Degli antichi Fori Imperiali facevano parte il Foro di Cesare, 46 a.C., il Foro di Augusto con il tempio di Marte Ultore risalente al 2 d.C., il Tempio della Pace terminato nel 75 d.C., il Foro di Nerva o Foro Transitorio ultimato nel 98 d.C. ed infine il Foro di Traiano risalente al 112-113 d.C.

L’area occupata dai resti degli antichi edifici fu interessata nel Medioevo dal sorgere di abitazioni, chiese e monasteri, fino alla radicale trasformazione voluta, alla fine del Cinquecento, dal cardinale Michele Bonelli, nativo di Alessandria, che vi realizzò il quartiere denominato Alessandrino.

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L’apertura di Via dell’Impero poi Via dei Fori Imperiali (foto ist. Luce)

Una massiccia opera di riqualificazione dell’area venne effettuata per decisione di Benito Mussolini, tra il 1924 e il 1932 per l’apertura di una grande strada che doveva collegare il Colosseo a Piazza Venezia: l’arteria prese il nome di Via dell’Impero e venne inaugurata il 28 ottobre del 1932.
Imponente fu la concentrazione delle forze per far nascere nei tempi voluti la Via, circa 1.500 operai mobilitati dalla ditta Federici incaricata dei lavori.
Lunga 900 metri, larga 30, via dell’Impero è stata completata nel tempo sbalorditivo di 16 mesi, perché doveva essere pronta per il decennale della Marcia su Roma della rivoluzione fascista ma le demolizioni termineranno nell’aprile 1933.
Tale intervento non era previsto dal piano regolatore per gli sviluppi della città del 1931 tuttavia per ragioni politiche, di rinnovamento urbanistico e pratiche risultava congeniale aprire un collegamento diretto fra l’Altare della Patria e il Colosseo, fra il Vittoriano e Piazza Venezia.

Ultimati i lavori fu necessario provvedere all’assetto definitivo del nuovo tracciato stradale della via: ne fu incaricato Antonio Muñoz, direttore della X Ripartizione Antichità e Belle Arti del Governatorato di Roma, e responsabile dell’intera operazione che portò alla realizzazione del progetto.
A lui si devono quindi gli interventi di abbellimento e di disposizione della vegetazione ed il disegno del muro di contenimento del colle della Velia dal lato di villa Rivaldi: il progetto intendeva riproporre la disposizione degli ambienti della domus imperiale romana sottostante che con i suoi criptoportici posti ai lati di un ninfeo centrale, era proprio alle spalle della parete moderna.

La creazione di Via dell’Impero, dopo il 1945 nominata Via dei Fori Imperiali, suscita ancora oggi grandi polemiche ed intorno ad essa ruota un nutrito dibattito critico: un momento importante per gli studi è segnato dalla mostra tenutasi a Roma dal 23 luglio al 20 settembre 2009 “Via dell’Impero. Nascita di una strada”, presso i Musei Capitolini, promossa e curata dal Comune di Roma in cui si concentra l’attenzione sull’individuazione dei reperti archeologici rinvenuti durante i lavori di riqualificazione e ricostruendo il modus operandi del loro recupero: il direttore dei Musei Capitolini, Claudio Parisi Presicce, lo stima, per difetto, in 100.000 frammenti finiti in centinaia di casse migranti fra depositi comunali vari, Palazzo delle Esposizioni di via Nazionale e il Museo della Civiltà Romana all’Eur.
Da quelle casse sono emersi 794 frammenti marmorei, 778 frammenti di intonaco dipinto e stucco, 14.959 frammenti di ceramica di ogni epoca, 266 frammenti fra metalli, vetro ed osso: insomma vero un palinsesto della Roma antica.
Infatti per registrare i lavori fra il 1924 e il 1940, il Governatorato istituito dal Regime impegnò una squadra di fotografi professionisti che produsse circa 7.700 immagini riunite in 84 album custoditi dal Museo di Roma: i fotografi, fra i quali Filippo Reale, Michele Valentino Calderisi, Angelo Sallustri e Cesare Faraglia, usarono negativi su lastre in vetro che richiesero abilità tecnica e manualità artigianale, in un’epoca in cui l’istantanea rivoluzionò il modo di fotografare.

Esse rappresentano una rilevazione sistematica di quanto si stava demolendo e di quanto emergeva dagli scavi e sono rintracciabili varie tendenze di ripresa: vedute di insieme dalla vocazione ancora pittorica, particolari architettonici e scultorei che avulsi dal contesto generale, generano opere che rasentano l’astrattismo, riprese dei cantieri con gli operai al lavoro su impalcature, o all’interno dei palazzi .
Il Governatorato mise al lavoro su disegni e dipinti, in particolare acquerelli, anche decine di artisti di diversa formazione e qualità.
Rossella Leone, studiosa attiva nell’organizzazione della mostra del 2009 ricorda autori di formazione accademica come Pio Bottoni, Sarino Papalia, Angelo Della Torre, Enrico Ortolani, Giulio Farnese che offrono un repertorio di angoli urbani con una sapiente resa delle prospettive e delle architetture.

Tutto questo a testimonianza di come ciò che viene considerato frutto di barbari interventi riqualificativi da parte di molti studiosi contemporanei, rappresenta invece un caso da sottoporre a studi e riflessioni per conoscere un passato antico come quello romano.

Vanessa Bori

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