millerRoma, 24 ott – Sta per tornare. E lo fa sulla sua opera più iconica, riuscita e amata. Parliamo di Frank Miller, il genio fumettistico che contende con Alan Moore la palma di miglior scrittore di comics di sempre. Almeno secondo i lettori e i critici, perché secondo me non c’è minimamente storia: Frank Miller non ha rivali.

Dopo anni di “pausa artistica” Miller è riapparso con un annuncio bomba: scriverà il terzo ed ultimo capitolo della saga batmaniana The Dark Knight Returns, da tutti ritenuto il capolavoro assoluto non solo della letteratura del Cavaliere Oscuro ma di tutto l’universo dei comics, un’opera che lo stesso regista Scott Snyder (300, Watchmen, L’Uomo d’Acciaio) ha definito fonte principale di influenza per le sue opere e ispirazione per il suo prossimo Batman v Superman.

La nuova miniserie di 8 numeri che partirà da novembre si intitolerà DK III: The Master Race e sarà scritta a quattro mani con Brian Azzarello, uno dei “figli” artistici di Miller e maestro indiscusso del genere pulp/noir, diventato famoso per il suo impareggiabile capolavoro 100 Bullets ma apprezzato anche per le sue run nell’universo supereroistico mainstream, come accaduto con gli amatissimi Broken City, Joker e FlashPoint: Knight of Vengeance in Batman o con il suo rinnovamento della serie Wonder Woman che da icona femminista è con lui diventata la protagonista di un ben più interessante ed avvincente thriller d’azione a sfondo mitologico.

Nell’ultimo Comic-Con tenutosi nei giorni scorsi a New York sono state presentate decine di variant cover – ovvero copertine “alternative” per edizioni speciali – disegnate da praticamente tutta la rosa di artisti a disposizione della DC. Trama e tavole interne sono però ancora coperte dal mistero più totale.

Ma dal tema di molte delle variant cover presentate sembra proprio che avremo un nuovo scontro tra il Cavaliere Oscuro e Superman, scontro che ha rappresentato il momento più alto della saga milleriana, scontro in cui si battono il Superuomo – quello vero, quello che supera l’Uomo tramite un cammino di elevazione che passa dall’oscurità e dall’inferno, in questo caso Batman – e la sua inversione, ovvero un essere dotato di superpoteri che fa di tutto per abbassarsi al livello della massa per rappresentarne i valori democratici.

Uno scontro in cui l’autore, come in tutte le sue opere, fa trionfare la Volontà dell’uomo differenziato, anarca, ribelle, al contempo distruttore del mondo antico e costruttore di un mondo nuovo, su qualsiasi ostacolo anche sovrumano e sulle catene imposte da chi controlla e manipola la cosiddetta società civile, una società che pur di garantire l’uguaglianza imprigiona, esilia o combatte gli eroi perché ritenuti pericolosi in quanto possono essere esempio, ma un esempio troppo alto e quindi non incarnabile da tutti.

È ovvio che la DC punta molto sull’impatto mediatico del ritorno di Miller su Batman proprio in concomitanza con il lancio del film di Snyder – uscirà a marzo, quindi presumibilmente a cavallo tra il quarto e quinto numero di The Master Race – ma l’effetto “marchetta” di puro interesse commerciale è spazzato via proprio dalla presenza di Frank Miller, che pur di dire, scrivere e disegnare ciò che vuole si è spesso inimicato l’intero mondo politically correct che domina l’universo dei comics e che mai si è piegato alle basse esigenze degli editori, rifiutandosi sempre di spegnere quel “fuoco che non è di questo mondo” che anima la sua prosa, i suoi disegni e le sue storie.

Carlomanno Adinolfi

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