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Torino, 7 mag – Non accenna minimamente a placarsi la bufera intorno alla discussa, osteggiata presenza della casa editrice Altaforte al Salone del Libro di Torino. Dopo i forfait di Zerocalcare, Wu Ming e Ginzburg, dopo le minacce di dietrofront da parte del direttore del museo di Auschwitz, adesso ci pensano i pentastellati torinesi a soffiare sul fuoco della polemica. Valentina Sganga, capogruppo grillina in Consiglio Comunale, non ha dubbi in proposito: “Va revocato lo spazio”. Per Sganga il Salone “deve essere lo spazio dove celebreremo la tolleranza e la resistenza alle derive neofasciste e autoritarie. Deve essere il momento pubblico dove dare battaglia con la forza delle parole e delle argomentazioni. Ma può esserlo ad una sola condizione: l’esclusione di Altaforte e di Polacchi. Qualsiasi via intermedia, qualsiasi compromesso, sancirebbe per il Salone, una perdita sul piano culturale che non possiamo accettare”, ha concluso.

I dem: “Sciogliere CasaPound”

Il Pd torinese vorrebbe invece andare più a fondo con la questione e non con l’esclusione di Altaforte dalla kermesse, ma con lo scioglimento di CasaPound. “Dico ai 5Stelle di chiamare il ministro dell’Interno Salvini e di chiedergli di mettere fuori legge CasaPound e simili”, tuona il segretario provinciale dem Mimmo Carretta “È giusto indignarsi, ma il vero problema è un altro, è applicare la legge: i partiti e i gruppi che spalleggiano e invocano il fascismo vanno dichiarati fuori legge. Fin quando non avverrà, da parte nostra, riteniamo che sia con la cultura che si combattono certe tesi”. Carretta al Lingotto ci andrà, si metterà di fronte allo stand di Altaforte e gli volterà le spalle “in segno di disprezzo”, ha precisato. “L’Aventino contro il fascismo non ha mai pagato”.

“Bandire Polacchi”

Nel mentre, l’assessore alla cultura Francesca Leon temporeggia e non prende posizione sulla richiesta di escludere la casa editrice dalla kermesse culturale torinese. Ma la Sganga inasprisce ulteriormente i toni e insiste affinché anche la presenza del capo di Altaforte Francesco Polacchi sia bandita dal Salone: “Chi è ospite può scegliere di boicottare, ma chi ha funzione politica e amministrativa ora ha tutti gli elementi per rimediare e allontanare subito un personaggio così: nuovi e inquietanti elementi emergono sulla figura di Polacchi: basta vedere le immagini che lo ritraggono armato di cinghia darle di santa ragione in un corteo in Piazza Navona a Roma, fino ad altri episodi di tafferugli ampiamente riportati dai giornali di oggi”.

Cristina Gauri

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6 Commenti

  1. Sono Renato Colella.
    A quanti volessero, invio volentieri il testo corretto della mia Altaforte.

  2. ALTAFORTE
    Testo corretto della canzone di Renato Colella da una sestina di
    EZRA POUND
    (a cura dell’autore della canzone – aprile 2019)

    All’inferno la pace che il nostro sud appesta!
    Tu, cane bastardo, vieni e canta, oggi è festa!
    Io ho vita solo quando s’incrociano le spade
    E se il vento gonfia il drappo di chi cade!
    Se i bianchi fior si fan vermigli di sangue,
    Allora il mio cuor,
    Pazzo d’amore, di gioia,
    La noia distrugge nel sol!

    Il sole si leva ad est rosso sangue
    Ma luce non dà a chi in pace langue.
    Ed amo nel buio veder le sue lance
    Trafiggere il sonno, parlare a chi piange.
    La sua virtù sfida da sola le tenebre!
    E allora il mio cuor,
    Pazzo d’amore, di gioia,
    La noia distrugge nel sol.

    Nel caldo d’estate – io sì! – sono capace
    Di ridere se piogge ne uccidono la pace,
    Se fulmini feroci si scaricano in terra,
    Se il tuono mi narra di una vecchia guerra,
    Se i venti in ciel spazzan le nuvole cariche!
    Allora il mio cuor,
    Pazzo d’amore, di gioia,
    La noia distrugge nel sol.

    Conceda l’inferno al mio cuor il sentire
    Rumori di spade, cavalli nitrire,
    Ai miei occhi il vedere in pazza partita
    Due petti ferrati contendersi una vita!
    E voglio morir baciando un’ora di guerra!
    Allora il mio cuor,
    Pazzo d’amore, di gioia,
    La noia distrugge nel sol.

    Non amo quell’uomo che teme battaglia,
    Che contro i miei versi per uso si scaglia,
    Che resta lì fermo, in pace, a marcire
    Lontano da dove virtù non sa morire.
    Di troie così la morte – sì! – mi consola!
    E allora il mio cuor,
    Pazzo d’amore, di gioia,
    La noia distrugge nel sol.

    Papiols! Altaforte risuoni di canti!
    Memorie di sangue e morte di santi!
    Ricordi di urla e di gloria in battaglia,
    Di odio e giustizia verso chi sbaglia!
    E pensi a me Wotan1, il dio della guerra!
    Allora il mio cuor,
    Pazzo d’amore, di gioia,
    La noia distrugge nel sol.

    All’inferno la pace che il nostro sud appesta!
    Tu, cane bastardo,
    Vieni e canta,
    Oggi è festa!

    Wotan m’è scappato al momento della composizione nel ’77 (non ho resistito, pur avendo coscienza che non c’azzeccava niente, ma Wotan suonava così bene…), sull’onda d’un ardore giovanile per la mitologia nordica. Invero, sarebbe più filologico (nell’ottica di un medioevo trovadorico con riferimenti pagani) fare appello a Marte o Ares; quindi, chi volesse, cantando Altaforte può sostituire Wotan col Marte latino o con l’Ares greco, non mi offenderò.

  3. Valentina Sganga? Sarà mica parente di Philo SGANGA?….. D’ altronde, in questa Itaglia, piu che parlare di “tangentopoli”, bisognerebbe parlare di PAPEROPOLI!!!

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