Roma, 21 apr – A pochi passi da piazza Vittorio, tra le vie del quartiere Esquilino, sorge Palazzo Merulana, luogo ospite della mostra curata da Fabio Benzi, dal titolo Giacomo Balla. Dal Futurismo astratto al Futurismo iconico, che si terrà fino al prossimo 17 giugno e che ripercorrerà due fasi della carriera artistica di Balla.

È già la seconda esposizione del pittore torinese che si tiene a Roma nel giro di pochi mesi: durante lo scorso inverno, al museo Carlo Bilotti, nel cuore di Villa Borghese, sono state esposte le tele del periodo prefuturista di Balla; periodo, peraltro, in cui inizierà a sperimentare nuovi temi e nuovi studi sulla luce che verranno riproposti negli anni successivi attraverso i modelli del futurismo.

Gli esordi futuristi

Introducendo la mostra Balla. La modernità futurista tenutasi a Milano nel 2008, Vittorio Sgarbi – allora Assessore alla Cultura – collocò Balla come protagonista del Novecento europeo, equiparando la sua influenza nello scenario dell’epoca alla pari di quella esercitata da artisti come Picasso e Braque. La sua adesione al Futurismo, voluta soprattutto dal suo allievo Boccioni, è precisata per certi versi nel primo punto del Manifesto del colore del 1918: secondo Balla, “la riproduzione pittorica del vero non interessa né può interessare più nessuno”. Sono gli anni in cui l’industria fotografica si appresta ad esplodere e gli artisti tendono a considerare nuovi oggetti per le tele.

Va detto, però, che Balla abbozza i suoi lavori partendo sempre dall’analisi della realtà vista con il suo occhio fotografico e, se pur in rari episodi, le sue opere possono essere definite realistiche: questo è da ricondursi alla sua prima passione – la fotografia – che ritornerà, con intenti diversi, negli anni ’30. Tra i dipinti che ricordiamo merita sicuramente attenzione Il volo delle rondini del 1913, elaborato dal balcone della sua residenza ai Parioli: la tela nasce da uno studio difficile che Elica Balla, secondogenita del pittore, ha spiegato affermando che oltre il susseguirsi dell’immagine degli uccelli mentre volano, egli (Giacomo Balla, ndr) intuisce e vuole rendere le linee del movimento dell’osservatore.

Queste parole, contenute nel libro Con Balla, testimoniano la particolare accuratezza dell’artista nel saper coniugare la dinamicità futurista con il dettaglio della quotidianità.
È questo anche il periodo del manifesto Ricostruzione futurista dell’universo che Balla firma insieme a Depero con il nome di astrattista futurista. Se bene con questo manifesto si parli di secondo futurismo – dalla definizione di Arturo Schwarz – c’è da dire che il futurismo fin dall’inizio si è proposto come rielaborazione del mondo proiettato in una profondità futurocentrica e dunque non segue una prassi analitica. Nel manifesto Balla afferma che il futurismo si è posto come superamento e solidificazione dell’impressionismo, dinamismo plastico e plasmazione dell’atmosfera, compenetrazione di piani e stati d’animo. Giovanni Lista, storico dell’arte esperto di futurismo, asserisce che questa attività di Balla autorizza senz’altro a pensare a un’utopia totalizzante, capace di ricostruire metaforicamente il mondo con i colori e le forme del futurismo.

Il graduale distaccamento

In una lettera del ’37 pubblicata sul giornale Perseo, Balla ammette il suo distaccamento dall’ambiente futurista tornando, di fatto, all’arte figurativa. Un’arte figurativa che però è rivolta verso nuovi orizzonti: egli non torna all’ispirazione primitiva ma trova un nuovo sistema artistico che fissa grande attenzione ai mezzi di comunicazione di massa. Balla ha l’idea dell’implicazione assoluta di tutti gli aspetti della vita quotidiana e lo spiega nella lettera affermando che l’interpretazione della realtà nuda e sana è sempre nuova e convincente attraverso la spontanea sensibilità dell’artista.

L’obiettivo del pittore è dunque quello di scovare una risoluzione estetica che soddisfi il gusto contemporaneo e questa la trova nella moda e nella fotografia ad essa associata.
Nonostante Marinetti consideri Balla un protagonista del Futurismo anche nella prima metà degli anni ’30, proprio in quegli anni il maestro riproduce la celebre foto di Elio Luxardo, che ritrae Primo Carnera campione del mondo, in una tela che, per la sua peculiarità di avere sul fondo un velo di tulle, anticiperà alcuni elementi della pop art americana; ma non solo: questa nuova prospettiva, secondo Fabio Benzi, troverà paragoni anche nell’arte della Lempicka.

Lo stesso Fabio Benzi (che come già ricordato è il curatore della mostra a Palazzo Merulana) in Giacomo Balla. Genio futurista. sottolinea come in questo momento la fotografia, che costituì la prima passione del Balla, non è più presa diretta della realtà, ma è decodificazione del gusto moderno, come interpretazione dell’universo visivo della moda. È dunque, a suo modo, una nuova avanguardia di massa perché dà rilevanza all’immagine popolare. Saranno, quelli degli anni ’30, i suoi ultimi lavori concreti prima di terminare i suoi ultimi attimi di vita a letto, afflitto da una malattia. Ne rimane la sua opera e il suo impegno sempre improntato verso il futuro, con un occhio di riguardo all’avanguardia. Ne rimane, soprattutto, la ricostruzione di un universo rallegrato secondo i capricci della sua ispirazione.

Lorenzo Donatelli

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