La Spezia, 8 lug – “Molto spesso la Rai non ha rappresentato l’insieme delle culture dell’Italia, si è limitata a raccontare la visione del mondo di un’élite. Quella del pluralismo è la grande sfida del servizio pubblico”. Pluralista (per davvero) prima ancora che sovranista: è questa la Rai immaginata da Giampaolo Rossi. Intervenuto al festival di CulturaIdentità a La Spezia, il membro del Cda di viale Mazzini ha fatto il punto sui cambiamenti in corso nella tv di Stato. “C’è la grande sfida di garantire la pluralità delle espressioni culturali e delle visioni del mondo che caratterizza oggi l’identità frammentata del nostro Paese”. Dunque una Rai non più “elitaria” ma capace di rappresentare una parte d’Italia che per decenni è stata esclusa dalla narrazione dominante.

La sfida del pluralismo

“Lo sforzo oggi è quello di garantire il più possibile un dibattito aperto”, ha detto Giampaolo Rossi ai microfoni del Primato Nazionale. “Questa è la grande scommessa che dobbiamo provare a vincere. Pluralismo non si ottiene per sottrazione ma per somma. Ampliare più possibile voci che devono esprimersi”. Un esempio di pluralità e coraggio è senza dubbio il Tg2 diretto da Gennaro Sangiuliano, la “versione sovranista di Telekabul”, spesso al centro delle polemiche della sinistra per i servizi – come quello sulla Svezia multiculturale o l’assassinio di Francesco Cecchin – giudicati politicamente scorretti.

Redland su Rai Tre un “segnale dirompente”

Il Tg diretto da Sangiuliano non è comunque l’unico esempio di una Rai instradata sulla via di un pluralismo autentico. Rossi sottolinea infatti la rilevanza di operazioni culturali condotte in quelli che, fino a poco tempo fa, venivano considerati fortini culturali impenetrabili come Rai Tre. “Un elemento di dirompente novità è il fatto che per la prima volta Rai Tre diretta da Stefano Coletta, direttore di grandissima qualità, abbia avuto il coraggio di trasmettere in prima serata, in occasione della Giornata del ricordo, il film Redland sull’eccidio delle Foibe e i crimini comunisti”.

Per Giampaolo Rossi un fatto che segna una vera e propria “rottura con la storia di Rai Tre”, oltre che un grande successo di pubblico. “Quasi un milione di spettatori, un risultato incredibile se si considera che su Rai Uno nella stessa serata c’era Sanremo. E’ possibile costruire narrazioni che siano di rottura anche rispetto al pubblico tradizionale di una rete, ci vuole coraggio e onestà intellettuale. Con il nuovo piano industriale aumenterà ulteriormente la pluralità”.

Davide Di Stefano

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